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27 dicembre 2014

Le ragazze di Chibok


Noi non le abbiamo dimenticate



Link a RaiNews

“Boko Haram, ovvero "l'educazione occidentale è peccato". Si fanno chiamare così i jihadisti nigeriani, un gruppo di estremisti che da alcuni anni cerca di instaurare uno Stato dove vige la sharia, un'interpretazione molto stretta della legge islamica. Sono loro ad aver rapito le oltre 200 ragazze di Chibok, tuttora scomparse. E sono sempre loro che, quasi ogni giorno, firmano un attentato nel nord della Nigeria: piazze, mercati, stazioni degli autobus diventano così cimiteri all'aria aperta, con decine di morti per le bombe o per i kamikaze.“

6 marzo 2014

8 marzo a Bologna



Evento su Facebook

Diamo appuntamento a tutte le donne e le lesbiche in Piazza Maggiore dalle 15 alle 20 per una giornata di lotta e di festa in compagnia delle associazioni femministe dei collettivi e delle singole e di tante artiste per ribadire la libertà e l'autonomia delle donne.

In continuità con il percorso dello Sciopero delle Donne ci riapproprieremo ancora una volta dello spazio pubblico in occasione dell'8 marzo Giornata Internazionale delle Donne.

Lottiamo per i diritti di tutte le donne, per la laicità, per l'autodeterminazione, per autonomia economica, in difesa della effettiva applicazione della legge sull'aborto, contro la violenza maschile, contro l'uso del corpo delle donne come bottino di guerra o campo di battaglia nei conflitti armati e unite alle donne migranti contro il razzismo sociale e istituzionale.

E' questo che tentiamo di fare ogni volta che portiamo avanti un progetto condiviso, gli ultimi sono stati lo “Sciopero delle donne” e la mobilitazione in solidarietà con le donne spagnole “IO DECIDO” e “One Billion Rising”.
Per questo vi invitiamo a partecipare in modo condiviso in piazza Maggiore con la vostra presenza, i vostri contenuti le vostre pratiche.

Passate parola dobbiamo essere in tante!

Sciopero delle Donne Bologna, Donne in Nero, Associazione Lesbica Fuoricampo, Quelle che non ci stanno, Associazione Donne di Mondo, Associazione Armonie, Associazione Orlando, Associazione Cristina da Pizzano, UDI - Unione Donne in Italia, RosaRosae, Figliefemmine Bologna, Gruppo '98 Poesie Bologna, Associazione Comunicattive, Associazione Sirena Project, Casa delle donne per non subire violenza, SOS Donne Bologna, Gruppo donne Cgil Bologna, Le Vocianti, Dipende da noi donne Bologna.

11 gennaio 2014

Giornata globale di solidarietà con la Siria: oggi alle 14 in Piazza del Nettuno


L'evento su Facebook


LA SIRIA E’ ANCHE QUI


Bologna 11 gennaio- Giornata Globale di solidarietà con la Siria

 Chiediamo la fine dell'assedio,
 il cessate il fuoco, lo stop alla fornitura di armamenti a tutti gli attori armati, degna accoglienza per  profughe/i e richiedenti asilo
che fuggono da una guerra che è un massacro di civili.



In Siria è iniziato il quarto anno di guerra, il 1 gennaio la popolazione sopravvissuta si è svegliata con i bombardamenti, gli stessi che vanno avanti da quando è iniziata la repressione del marzo del 2011.
Solo nel 2013 sono stati uccisi più di 41.000 civili tra cui un numero enorme di bambine e bambini, tre anni di violenze con almeno 120 mila morti.
Il regime si accanisce sulla popolazione con sempre nuovi tipi di armi tra queste le bombe barile che seminano morte e distruzione ovunque, lasciando anche tanti mutilati.

L'Occidente ha sbandierato la propria “vittoria” sulle armi chimiche portate via per mare ad Assad. Ma ciò non impedirà alle bambine e bambini siriani di morire o rimanere orfani o invalidi per sempre per i bombardamenti, gli attacchi dei cecchini delle varie fazioni, la fame, il freddo, la mancanza di cure, cosa che non sembra  interessare le potenze occidentali.
Questo atteggiamento ci indigna profondamente come cittadine europee!

Gli sfollati ormai 8 milioni, aumentano giorno per giorno, sono costituiti per la maggior parte da donne, bambini, anziani, ammassati in tende che non li proteggono dal freddo intenso, in totale isolamento, difficili da raggiungere con aiuti umanitari.
I profughi sono ormai circa 2 milioni 500.000 .
E' un disastro umanitario senza fine!

Da un lato il regime si accanisce con ogni mezzo contro i civili massacrandoli e costringendoli a fuggire, dall'altro squadroni armati di fanatici islamisti seguaci di Al Qaeda come l'ISIS (stato islamico dell'Iraq e della Siria o del Levante) e altri gruppi rivali, per la maggior parte provenienti da fuori, conducono in Siria una loro guerra parallela arrivando a sequestrare e massacrare  ferocemente medici, giornalisti e civili per seminare il terrore.
Di fatto regime e ISIS sono due facce della stessa medaglia, sono la fonte delle sofferenze e atrocità che le siriane e i siriani subiscono ormai inermi.
Le opposizioni moderate, laiche o islamiche, anch'esse armate, non sono unite fra loro e sono incerte se partecipare ai “colloqui di pace” a Ginevra con la presenza di Assad.

I prigionieri politici del regime già numerosissimi prima, con la repressione iniziata nel marzo 2011, sono aumentati vertiginosamente con 200.000 reclusi e recluse dal 2011.
In queste carceri su donne e minorenni si pratica sistematicamente lo stupro e le donne  partoriscono in carcere senza assistenza e molte di loro muoiono.

A questa tragedia che tocca tutte/i coloro che fuggono dalle guerre si aggiunge l'indegna accoglienza che ricevono nei CIE e anche nei CARA (Centri di accoglienza richiedenti asilo) come denunciato e documentato da testimoni. Episodi di corruzione, sfruttamento della prostituzione, criminalità, umiliazione e violazione della dignità sono all'ordine del giorno.
Tutto questo accade sotto l'ombrello della famigerata legge Bossi/Fini che con la repressione ha preteso di risolvere un problema come quello dell'emigrazione sempre esistito e aggravato da situazioni di miseria e soprattutto dai diffusi focolai di guerra.

Denunciamo l'uso sistematico dello stupro, come arma di guerra  da parte degli attori armati. IL CORPO DELLE DONNE E’ ANCORA UNA VOLTA CAMPO DI BATTAGLIA E BOTTINO DI GUERRA PER INFLIGGERE CASTIGO E OFFESA AL NEMICO  E SEMINARE TERRORE.

Nella nostra ricerca di contatti e relazioni significative, abbiamo ascoltato testimonianze che ci hanno fatto capire quanto  sia diventata grave e senza via d’uscita la situazione in Siria. Su quel movimento laico e pacifico che manifestava nelle piazze e per le strade delle belle città della Siria si è scatenata la repressione feroce da parte del regime che ha fatto 3.000 morti in poco tempo.Il rumore delle armi ha coperto ogni voce di aspirazione a libertà e democrazia, mentre i giochi politici internazionali e dei paesi confinanti hanno contribuito a fomentare il conflitto armato con le loro scelte di campo, l’aiuto scellerato in armi a tutti gli attori armati e l’uso del dramma siriano per equilibri strategici e geopolitici. Intanto ad Aleppo come in altre città, come fu a Sarajevo, la popolazione si reca al mercato in cerca di cibo, malgrado i cecchini e i bombardamenti sempre in agguato, per affermare il valore della vita e della sopravvivenza nonostante le vittime quotidiane. Come in tutti i conflitti armati!

 E’ necessaria la creazione di corridoi umanitari per portare aiuti di prima necessità in un paese dove manca tutto, dove si muore di assedio, si muore di fame sotto gli occhi indifferenti della comunità internazionale.

Noi Donne in Nero saremo a Ginevra il 21 al Summit intitolato “Women lead to peace” con la presenza delle donne siriane testimoni della tragedia del loro paese e il 22 in occasione dei colloqui GINEVRA 2 insieme alle donne di Codepink e altre associazioni, organizzeremo forme dimostrative per esprimere il nostro appoggio alle donne siriane e affermare che colloqui di pace che non prevedano la presenza delle donne non potranno dare buoni risultati, colloqui di pace che vedano la presenza di soli attori armati sono destinati a fallire, c'è bisogno di costruttrici e costruttori di pace quando si vuole davvero uscire dalla guerra.
Dal Syrian Women Forum for peace:

Le voci delle donne devono essere incluse nel processo di pace, non solo perché sono vittime di guerra, ma anche, cosa più importante, perché le donne sono i costruttori di pace più efficaci. Nel conflitto gli uomini hanno preso le armi, mentre le donne hanno tenuto insieme le comunità. Le donne sono diventate più forti e meglio attrezzate a svolgere un ruolo chiave nel garantire la pace vera.

Mouna Ghanem, fondatrice, Forum delle Donne Siriane per la Pace

Donne in Nero Bologna





     

                           
                                                                                                                     
 


21 novembre 2013

L'incontro con Asmae Dachan

LA SIRIA E' ANCHE QUI

Dopo la grande attenzione mediatica di un paio di mesi fa sulla situazione siriana siamo già nella fase in cui la Siria non esiste più e, scampato il pericolo di un bombardamento da parte dell'Occidente, ci siamo rilassati supponendo che tutto fosse rientrato nei ritmi di una normale vita quotidiana.
L'incontro con la trentottenne Asmae Dachan, giornalista siriana che vive da tempo in Italia con la sua famiglia fuggita dalle angherie di Assad padre, organizzato a Bologna dalle Donne in Nero che si è svolto il 15 novembre nella sede della Provincia, ci ha aperto gli occhi e anche la mente e il cuore.
Asmae ha proiettato le foto scattate ad Aleppo e nei campi profughi nel suo viaggio di agosto, affrontato sfidando il continuo pericolo, e la realtà è apparsa improvvisamente in tutta la sua evidenza. In Siria c'è devastazione, miseria e fame. Aleppo appare distrutta, macerie ovunque; i campi profughi sono misere tendopoli colme di bambini, spesso orfani, che hanno poco o nulla da mangiare, giocano tra rivoli di liquami eppure sono sorprendentemente belli, come se la bruttura che li circonda non li sfiorasse.
Ma tante, troppe sono le storie di bimbi che muoiono per la denutrizione che condividono con le madri che non hanno più il latte per allattarli.
Anche gli adulti soffrono perché hanno abbandonato le loro case e non hanno più nulla, forse neanche la speranza.
Come sempre accade nelle guerre molte donne hanno subito violenza, valvole di sfogo della polizia di Assad che non trovando i padri, i fratelli, i mariti le "disonora" distruggendone la vita e lasciando una "macchia" indelebile sulla famiglia.
Come Asmae ci ha spiegato attualmente i contendenti armati in campo sono tre.
Da una parte c'è l'esercito di Assad, il dittatore spietato che per tanti anni è stato e ancora è un interlocutore per i Paesi Occidentali in quanto presunto baluardo contro l'avanzata del fanatismo religioso e anche per la Russia di cui è tradizionale alleato per l'importante posizione strategica, dall'altra parte l'esercito formato dai disertori che intendeva aiutare la popolazione civile, malissimo equipaggiato e adesso infiltrato da spie di Assad. Ultimamente si sono formate anche bande armate di fanatici collegati ad Al Qaeda, apparentemente contro il regime, ma che in realtà fanno il suo gioco fornendo la giustificazione della lotta all'integralismo religioso.
In tutto ciò la popolazione civile, in gran parte giovane, che si è pacificamente ribellata a decenni di angherie e alla totale mancanza di libertà (dal 1963 vige la legge marziale) e che da sola era scesa in campo contro  Assad, decimata dalle continue violenze, dai bombardamenti, si è spesso rifugiata nei campi profughi e paga le conseguenze di lotte sanguinose che ormai hanno poco a che vedere con la prospettiva di un futuro migliore.
La media borghesia benestante ha spesso cercato una via di fuga attraverso la Libia per raggiungere l'Europa, ma è stata ridotta in povertà per ottenere un passaggio su quei barconi in cui tanti hanno trovato la morte proprio a casa nostra! Sì, la Siria è anche qui.
Allora, cosa possiamo fare noi dalle comode poltrone di casa nostra?
Intanto possiamo parlarne e chi può deve fare pressione sui media affinché le sofferenze dei Siriani non siano dimenticate nella speranza che i governi democratici si muovano.
Asmae ci ha anche presentato un giovane siriano che vive a Bologna, rappresentante di un'organizzazione umanitaria che provvede a raccogliere aiuti (medicine, coperte,...) e a trasportarli direttamente nei campi profughi su ambulanze che vengono lasciate sul posto.


La Siria sta morendo, per via delle bombe, degli spari, dell’indifferenza e dei giochi di potere. Il numero delle vittime accertate ha superato i 200 mila; altrettanti sono i detenuti per reati d’opinione; oltre 10 milioni sono i siriani sfollati all’interno dei confini nazionali; oltre 2 milioni sono i profughi; ormai centinaia i siriani morti nel Mediterraneo mentre tentavano di mettersi in salvo dalle persecuzioni in Libia ed Egitto, paesi dove si erano inizialmente rifugiati fuggendo dai bombardamenti, ma dove sono stati poi presi di mira. La Siria sta morendo… ma fino alla fine, il suo popolo resiste e continua la sua lotta con dignità e coraggio.

12 novembre 2013

LA SIRIA E’ ANCHE QUI Incontro con Asmae Dachan giornalista siriana il 15 novembre alle 18


LA  SIRIA E’ ANCHE QUI 

Chiediamo degna accoglienza per  profughe/i 
che fuggono da una guerra che è un massacro di civili.


       Sempre più arrivano nel nostro paese,  bambine, bambini, donne e uomini, provenienti  dall’inferno siriano, senza trovare una degna accoglienza, considerando che stanno fuggendo da una guerra interna e quindi hanno lo status di profughi con diritto di asilo e di assistenza umanitaria.
In Siria, da uno scenario iniziale, in cui si individuava un movimento laico fatto di donne e uomini che chiedevano al regime autoritario e brutale di Assad il riconoscimento dei diritti civili e maggiore libertà, si è passati ad un altro scenario che vede quasi esclusivamente la contrapposizione dei soggetti armati, i loro coinvolgimenti nei massacri con armi chimiche senza nessuna considerazione  per le sofferenze della popolazione civile. Nel frattempo sono trascorsi due anni che hanno portato all’uccisione di quasi 100.000 persone e alla fuga di più di 4.000.000 di Siriane e Siriani e 2 milioni di sfollati.

       Nella nostra ricerca di contatti e relazioni significative, abbiamo ascoltato testimonianze che ci hanno fatto capire quanto  sia diventata grave e senza via d’uscita la situazione in Siria. Su quel movimento laico e pacifico che manifestava nelle piazze e per le strade delle belle città della Siria si è scatenata la repressione feroce da parte del regime che ha fatto 3.000 morti in poco tempo, si è poi innestata una reazione, presto diventata armata, da parte di vari soggetti anche islamisti con apporti di Al Queda provenienti da altri paesi.

        Il rumore delle armi ha coperto ogni voce di aspirazione a libertà e democrazia, mentre i giochi politici internazionali e dei paesi confinanti hanno contribuito a fomentare il conflitto armato con le loro scelte in campo, l’aiuto scellerato in armi ai contendenti e l’uso del dramma siriano per equilibri strategici e geopolitici. Intanto ad Aleppo come fu a Sarajevo la popolazione si reca al mercato malgrado i cecchini, per affermare il valore della vita e della sopravvivenza nonostante le vittime quotidiane. Anche le maestre, fra molti pericoli aprono ogni mattina la scuola, non negli edifici scolastici, ma in luoghi di fortuna, per dare una parvenza di normalità alle bambine e ai bambini traumatizzati. In realtà  ci sono molte zone prive dei generi di prima necessità a partire dall’acqua, latte per i bambini, corrente elettrica. La vita degli sfollati nei campi profughi è terribile e, senza aiuti, si prevede un disastro umanitario già in parte avviato. Come in tutti i conflitti armati, L’ARMA DELLO STUPRO è già largamente in uso. IL CORPO DELLE DONNE E’ ANCORA UNA VOLTA CAMPO DI BATTAGLIA E BOTTINO DI GUERRA PER INFLIGGERE CASTIGO E OFFESA AL NEMICO.
 E’ necessaria la creazione di corridoi umanitari per portare aiuti di prima necessità in un paese dove manca tutto, dove si muore di assedio, si muore di fame sotto gli occhi indifferenti della comunità internazionale.
      E’ necessario l’impegno dell'ONU e degli organismi internazionali, anche UE, per una soluzione negoziata del conflitto, e la cessazione della fornitura di armi ai contendenti.
Intanto, qui da noi, è urgente l’abolizione della famigerata legge BOSSI-FINI.
Esprimiamo solidarietà  con la Sindaca di Lampedusa per il suo impegno e coraggio!

Ne parliamo con Asmae Dachan  giornalista siriana
il 15 novembre alle 18 Saja dello Zodiaco
Palazzo della Provincia via Zamboni, 13
Donne in Nero Bologna

23 novembre 2012

25 novembre in piazza Nettuno per la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne



25 novembre giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne


 Saremo in piazza Nettuno dalle 17.30 alle 20


La giornata viene istituita nel 1999, su proposta delle femministe latino-americane e dei Caraibi, per ricordare le sorelle Mirabal, donne coraggiose impegnatesi nella lotta di liberazione del loro paese, la Repubblica Domenicana, e per questo torturate e uccise dal regime di Trujillo,  il 25 novembre del 1960.

Ci riguarda tutte la violenza maschile sulle donne.

Ci riguarda tutte perché non vogliamo essere complici e mute di fronte al perpetuarsi di una violenza che si fa simbolo di virilità.

Ci riguarda tutte dichiarare e sostenere la "inviolabilità dei nostri corpi".

Ci riguarda tutte e saremo sempre a fianco delle donne che denunciano, che si ribellano e che si sottraggono alla violenza.

CI RIGUARDA TUTTE e per questo saremo in piazza, luogo pubblico per eccellenza, a dichiararlo, a ribadire la nostra autodeterminazione, la nostra libertà, contro ogni forma di violenza che le voglia negare!


Vogliamo per ogni donna una vita libera dalla violenza. Invitiamo le donne alla denuncia ed alla solidarietà fra loro come forme di autodifesa!

Tutte in piazza

Unite contro la violenza maschile sulle donne - Bologna