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27 dicembre 2014

Le ragazze di Chibok


Noi non le abbiamo dimenticate



Link a RaiNews

“Boko Haram, ovvero "l'educazione occidentale è peccato". Si fanno chiamare così i jihadisti nigeriani, un gruppo di estremisti che da alcuni anni cerca di instaurare uno Stato dove vige la sharia, un'interpretazione molto stretta della legge islamica. Sono loro ad aver rapito le oltre 200 ragazze di Chibok, tuttora scomparse. E sono sempre loro che, quasi ogni giorno, firmano un attentato nel nord della Nigeria: piazze, mercati, stazioni degli autobus diventano così cimiteri all'aria aperta, con decine di morti per le bombe o per i kamikaze.“

7 ottobre 2014

Le Donne in Nero di Bologna a Marzabotto il 5 ottobre per il 70° anniversario dell'eccidio nazi-fascista




Le Donne in Nero di Bologna hanno partecipato alla manifestazione, molto toccante, 

del 70° anniversario delle stragi di Marzabotto, Vado di Monzuno e Grizzana. 



4 ottobre 2014

L'orrore delle lavoratrici rumene violentate nelle campagne in provincia di Ragusa. Presentata un'interrogazione parlamentare.

Un'inchiesta dell'Espresso rivela un'orribile realtà.
«Se sei abituato dalla Romania, qui non è tanto più pesante», spiega Adriana con un sorriso. Non è facile crederci ascoltando la storia di Luana, quaranta anni. I due figli l’hanno raggiunta dopo il suicidio del marito in Romania. Lavora in una serra sperduta nelle campagne di Vittoria, vive in un casolare fatiscente nei pressi. La scuola è difficile da raggiungere a piedi. Il tragitto è lungo e pericoloso per due bambini soli. Il padrone è un signore di Vittoria. Si offre generosamente: «Li accompagno io». La sua non è una richiesta disinteressata.

In piena notte la chiama. Chiede se i bambini si sono addormentati. Le dice di raggiungerlo sotto un albero. Anche il padrone vive lì, a due passi. Con la moglie e un figlio. Luana teme soprattutto le minacce dell’uomo, ha paura per i bambini. A volte si nega. Lui subito minaccia. «Non li porto più a scuola. Niente acqua da bere. Neanche a te. Qui c’è caldo e l’acqua che diamo alle serre è avvelenata. Vuoi andare al supermercato? È molto lontano».

Luana sopporta tutto. Persino quando lui perde la testa e la minaccia con la pistola. Ma quando dice che non porterà più i bambini a scuola, condannandoli all’isolamento più assoluto, pensa che può bastare. Decide di fuggire. Di notte prepara la valigia, prende i bambini per mano. Luana è stata accolta e protetta nel centro
 di accoglienza dell’associazione “Proxima”. È inserita nei programmi destinati alle vittima di tratta. Come se fosse una storia di prostituzione. Si tratta invece di lavoratrici che producono ortaggi. Quelli che tutti compriamo al supermercato. Dopo un mese ha deciso di andare via. Ora lavora nuovamente nelle serre. Sfruttamento estremo significa anche mancanza di alternative."


Di seguito il testo dell'interrogazione parlamentare.


Interrogazione a risposta orale
Al Ministro degli Interni
Alla Ministra al lavoro e politiche sociali
Alla Ministra alla salute
Per sapere, premesso che:
si apprende da fonti giornalistiche che decine di donne, principalmente di nazionalità rumena, lavoratrici agricole (spesso a nero) nelle serre, in località Vittoria, nella provincia di Ragusa sono costrette dai loro proprietari/padroni agricoltori, spesso affittuari anche dei locali fatiscenti in cui sono costrette a vivere con la propria famiglia, a subire abituali violenze sessuali dietro ricatto di licenziamento anche per i propri congiunti, e per paura di violenze maggiori nei confronti della propria persona e dei propri figli;
Vittoria fa parte dei distretti ortofrutticoli più importanti d'Italia. Il centro di un sistema produttivo che esporta in tutta Europa annullando il tempo e le stagioni. Gli ortaggi che altrove maturano a giugno qui sono pronti a gennaio. Un miracolo chimico che ha ancora bisogno di braccia; miracolo economico dell'oro verde, frutto inizialmente del lavoro dei braccianti tunisini, dal 2007 dei nuovi migranti che lavorano per metà salario. I rumeni. E soprattutto le rumene che nell'isolamento della campagna sono una presenza gradita.
Le donne rumene sono definite bread winner perché sono le prime a partire dal loro paese. I mariti, se arrivano, arrivano dopo. Intanto gli italiani diventano padroni della loro vita e della loro morte. Sono padroni in tutti i sensi;
così è nato il distretto del doppio sfruttamento: agricolo e sessuale; spesso le donne sono consapevoli di quello che le aspetta in Italia, ma lo fanno per tenere unita la famiglia. Nelle serre possono vivere coi bambini. A casa di un anziano no. Meglio quindi fare la contadina che la badante. Per questo ci sono nelle serre tante mamme rumene coi bambini;
sempre da fonti giornalistiche si apprende che i "festini agricoli"diffusi soprattutto nelle piccole aziende a conduzione familiare sono ben conosciuti dalla comunità, dalle Istituzioni locali e dalle associazioni socio-assistenziali, è stato avviato anche il progetto "Solidal Transfert", un pulmino che permette di spostarsi senza dipendere dai padroni;
le condizioni abitative in cui le lavoratrici agricole vivono con le proprie famiglie, spesso pagando affitti esosi, sono estremamente disagevoli: buchi nel soffitto che fanno passare l'acqua piovana, mura erose dall'umidità, proliferazione di miceti, con conseguenti patologie come l'asma in soggetti, soprattutto in tenera età, prima perfettamente sani. Il tutto nel totale disinteresse del locatario. Nella zona sono intervenuti sia Emergency che Medici Senza Frontiere;
Vittoria è il primo comune in Italia per estensione delle coltivazioni plastificate e per numero di aborti in proporzione al numero di abitanti da anni;
Inoltre, l "Associazione Diritti Umani" denuncia che nel caso specifico di Vittoria le donne si trovano impossibilitate ad interrompere la gravidanza poiché tutti i medici sono obiettori di coscienza e che solo all'ospedale di Modica sono presenti medici non obiettori, ma la crescita esponenziale di richieste di aborto porta un allungamento dei tempi di attesa, rendendo impossibile l'aborto entro i tre mesi previsti dalla legge. Alcune donne sono costrette a ritornare nei loro paesi d'origine per abortire. Altre, invece, si affidano a strutture abusive e a persone che, sotto cospicuo pagamento, praticano l'aborto senza averne competenze:-
Si chiede al Governo se è a conoscenza della inaccettabile condizione in cui sono costrette a vivere le immigrate rumene nel distretto siciliano sopracitato. Si chiede al Governo di intervenire immediatamente affinché non si protragga più la odiosa condizione di donne che per vivere devono divenire schiave. Si chiede al Governo di intervenire anche per quanto riguarda la presenza degli obiettori di coscienza, ogni presidio ospedaliero deve garantire la possibilità di abortire.
Ciò che sta accadendo nella provincia di Ragusa è profondamente vergognoso per il nostro paese. Deve finire.

Questo il link della fonte giornalistica 
Nicchi, Costantino, Duranti, Bordo, Palazzotto, Ricciatti, Pannarale

23 settembre 2014

Le donne dicono NO ALLA NATO - Documento DIN Bologna


 INCONTRIAMOCI 
Mercoledì 1 ottobre alle ore 18,00
Palazzina di via del Piombo,5
   Centro di documentazione delle donne.


Care tutte,
La NATO ha tenuto il proprio Summit biennale a Newport in Galles il 3/4 settembre scorsi, contro
cui le Donne in Nero riunite nel maggio scorso a Lovanio per un incontro europeo, avevano già
deciso di manifestare la propria opposizione in concomitanza con le stesse date.
Come Donne in Nero che da anni ci occupiamo di conflitti armati e guerre a partire dalla relazione con le donne dei luoghi dei conflitti, da tempo insieme a loro abbiamo individuato nella NATO una vocazione militare sempre più accentuata, passando da una strategia di difesa ad una di interventi  militari in un'area sempre più ampia.
Giova ricordare che la NATO ha origine nel Trattato Atlantico del 1949 e che era nata come alleanza contro i paesi del blocco sovietico. L'URSS è crollata nel 1990, di conseguenza è venuto meno il Patto di Varsavia mentre la NATO “anacronisticamente” è ancora qui e continua ad espandersi.
Oggi, infatti con i suoi 28 stati membri effettivi  (USA, CANADA e STATI EUROPEI) adotta una strategia tesa ad allargare ancora le proprie fila con sempre nuovi paesi anche non europei attraverso:
Dialogo del Mediterraneo  (7 stati compreso Israele)
Iniziativa di Istambul (4 e fra poco 6 stati del MO)
Partenariato per la pace (22 membri in tutto il mondo anche Est Europa)
Creazione di un “pivot” verso l'Asia (in una prospettiva futura di competizione militare ed economica con la Cina ).
La politica attuale della NATO è incarnata nel suo documento del Concetto Strategico che ha avuto più versioni (1991/1999/2010)  improntato a rendere la NATO più orientata alle spedizioni o pronta alla guerra, in grado di entrare in azione all'interno dell'Europa o molto lontano.
 Il cambiamento del modello di difesa italiano ha portato al passaggio da un esercito popolare a uno di volontari con ispirazione comune a quella della NATO.
“Tutela degli interessi nazionali nell'accezione più vasta di tale termine, ovunque sia necessario” (1991-Governo Andreotti)  coincide con lo spirito del Concetto Strategico anzi ne è ispirato.
Ne è derivata la partecipazione economica e militare a tutte le avventure di guerra volute dalla NATO.
 Nelle linee guida inviate dalla Ministra della Difesa Pinotti oggi si dice  “per la salvaguardia degli interessi vitali il paese è pronto a fare ricorso a tutte le energie disponibili e ad ogni mezzo necessario compreso l'uso della forza o la minaccia del suo impiego” “lo strumento militare rappresenta per il paese una assicurazione e una garanzia per il suo stesso sviluppo”. Un invito a rafforzare l'industria bellica? Tutto questo mentre anche gli USA sono costretti a riconoscere la insicurezza tecnologica degli F35 che ad occhi chiusi avremmo dovuto comprare come indispensabili per la nostra difesa (vedi dichiarazioni di Mauro e Pinotti del 2013). E oggi l'ineffabile ministra propone che sia la NATO a presidiare il Mediterraneo, definendo Newport l'appuntamento più importante dopo la caduta del Muro di Berlino.

Qual è il senso del rilancio dell'espansione della NATO e della strategia militare in Europa?

L'Europa è così effettivamente minacciata militarmente  da altri paesi tanto da giustificare spese militari crescenti  in una situazione di gravissima crisi economica e sociale per cittadine e cittadini?
L'Italia spende 70 milioni al giorno e si è impegnata proprio a Newport a portare le spese al 2% del PIL come dovranno fare tutti gli stati membri.

Quali i pericoli che questo progetto di rafforzamento offensivo discusso nel Summit di Newport (Galles) rappresenta, non solo per un futuro di relazioni pacifiche fra i popoli, ma anche rispetto ad una autonomia economica e politica non solo dell'Europa?
Non a caso sono in corso accordi “segreti” fra governi su un trattato Ttip ( partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti) che dovrebbero essere invece tema di discussione pubblica.
Perché rafforzare una NATO che spreca risorse per guerre illegali e pretestuose nelle motivazioni, con risultati disastrosi di morte e distruzione sotto gli occhi di tutte/i, causando il perdurare di conflitti interni che si trascinano per decenni a seguito dello sgretolamento nel tessuto sociale e la divisione che la guerra stessa genera, spesso di proposito?

Perché le donne dovrebbero protestare contro la NATO?
·       Nel nostro paese le spese militari come paese membro della NATO e non solo, sono sempre crescenti a fronte di una grave riduzione delle spese per i beni e i servizi primari necessari, incidendo anzitutto sulla vita delle donne . In un paese di catastrofi, terremoti e allagamenti come l’Italia si continua con un crescendo di militarizzazione invece di investire sulla sicurezza ambientale,il
nostro Presidente del consiglio propone "più spese per la Difesa se l'Europa mi fa sforare il patto di
stabilità"!!!!!!!!!!! 
.
·       Con le basi e le presenze militari aumentano lo sfruttamento sessuale e la violenza contro le donne. Ad esempio le guerre nei Balcani hanno prodotto una enorme industria del sesso e traffico di donne. 
·       Le donne soffrono di più per gli effetti della guerra,i loro corpi sono ormai sistematicamente considerati bottino di guerra e campo di battaglia. Sono loro la maggioranza delle vittime civili, le rifugiate e le sfollate che soffrono lutti inenarrabili. Migliaia sono prive di mezzi di sopravvivenza come in Afghanistan, in Iraq, in Siria, Palestina, Congo, Sud Sudan e altri luoghi,
·       Il linguaggio delle “alleanze” e dei “blocchi” esprime una logica patriarcale orientata alla guerra.
·       Le installazioni militari della NATO nei nostri paesi danneggiano la vita quotidiana, l'ambiente e la nostra sicurezza.
·       la pressione della NATO sull'Unione Europea sta mascolinizzando e militarizzando le nostre società
·       la Nato sfrutta e usa a scopi militari la Risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”
Le donne non sono solo vittime, ma possono avere e hanno un ruolo chiave nella prevenzione dei conflitti, nella riconciliazione e nella costruzione della pace, sono comunque potenziali non ancora valorizzati, lo abbiamo visto nelle trattative fallite nella guerra in Siria dove le donne non sono state ammesse. Non riconosciamo alla NATO alcun ruolo per la nostra sicurezza. La vera sicurezza deriva da negoziati pacifici e dalla composizione nonviolenta dei conflitti.
Sarebbe utile  incontrarci e discutere di questi temi e rintracciare non solo le responsabilità maschili rispetto a un mancato coinvolgimento delle donne sulle questioni militari ma anche la lontananza delle elaborazioni femministe dai temi della guerra che pure avevano generato l'assunto carico di significato “FUORI LA GUERRA DALLA STORIA” mai abbandonato.
Avevamo immaginato di poter avviare non solo un dialogo su questi temi ma anche forme di attivismo in concomitanza del Summit, come  uscite pubbliche in nero e in silenzio con striscioni e volantini chiedendo alle altre donne, singole e associazioni, di unirsi a noi. I drammatici eventi in Palestina in particolare, durante questi mesi ci hanno dissuaso dal focalizzarci sul NO alla NATO. E' venuto il momento di riprendere il discorso soprattutto di fronte ad un panorama internazionale disseminato di aree di conflitto, violenze inenarrabili ed esodi massicci."E' urgente riattivarci di fronte alle prospettive di riarmo della NATO e del nostro e di altri governi che aprono sempre  maggiori prospettive di guerra". NON IN NOSTRO NOME!
Aspettiamo vostre osservazioni e proposte.

DONNE IN NERO Bologna

6 marzo 2014

8 marzo a Bologna



Evento su Facebook

Diamo appuntamento a tutte le donne e le lesbiche in Piazza Maggiore dalle 15 alle 20 per una giornata di lotta e di festa in compagnia delle associazioni femministe dei collettivi e delle singole e di tante artiste per ribadire la libertà e l'autonomia delle donne.

In continuità con il percorso dello Sciopero delle Donne ci riapproprieremo ancora una volta dello spazio pubblico in occasione dell'8 marzo Giornata Internazionale delle Donne.

Lottiamo per i diritti di tutte le donne, per la laicità, per l'autodeterminazione, per autonomia economica, in difesa della effettiva applicazione della legge sull'aborto, contro la violenza maschile, contro l'uso del corpo delle donne come bottino di guerra o campo di battaglia nei conflitti armati e unite alle donne migranti contro il razzismo sociale e istituzionale.

E' questo che tentiamo di fare ogni volta che portiamo avanti un progetto condiviso, gli ultimi sono stati lo “Sciopero delle donne” e la mobilitazione in solidarietà con le donne spagnole “IO DECIDO” e “One Billion Rising”.
Per questo vi invitiamo a partecipare in modo condiviso in piazza Maggiore con la vostra presenza, i vostri contenuti le vostre pratiche.

Passate parola dobbiamo essere in tante!

Sciopero delle Donne Bologna, Donne in Nero, Associazione Lesbica Fuoricampo, Quelle che non ci stanno, Associazione Donne di Mondo, Associazione Armonie, Associazione Orlando, Associazione Cristina da Pizzano, UDI - Unione Donne in Italia, RosaRosae, Figliefemmine Bologna, Gruppo '98 Poesie Bologna, Associazione Comunicattive, Associazione Sirena Project, Casa delle donne per non subire violenza, SOS Donne Bologna, Gruppo donne Cgil Bologna, Le Vocianti, Dipende da noi donne Bologna.

21 novembre 2013

L'incontro con Asmae Dachan

LA SIRIA E' ANCHE QUI

Dopo la grande attenzione mediatica di un paio di mesi fa sulla situazione siriana siamo già nella fase in cui la Siria non esiste più e, scampato il pericolo di un bombardamento da parte dell'Occidente, ci siamo rilassati supponendo che tutto fosse rientrato nei ritmi di una normale vita quotidiana.
L'incontro con la trentottenne Asmae Dachan, giornalista siriana che vive da tempo in Italia con la sua famiglia fuggita dalle angherie di Assad padre, organizzato a Bologna dalle Donne in Nero che si è svolto il 15 novembre nella sede della Provincia, ci ha aperto gli occhi e anche la mente e il cuore.
Asmae ha proiettato le foto scattate ad Aleppo e nei campi profughi nel suo viaggio di agosto, affrontato sfidando il continuo pericolo, e la realtà è apparsa improvvisamente in tutta la sua evidenza. In Siria c'è devastazione, miseria e fame. Aleppo appare distrutta, macerie ovunque; i campi profughi sono misere tendopoli colme di bambini, spesso orfani, che hanno poco o nulla da mangiare, giocano tra rivoli di liquami eppure sono sorprendentemente belli, come se la bruttura che li circonda non li sfiorasse.
Ma tante, troppe sono le storie di bimbi che muoiono per la denutrizione che condividono con le madri che non hanno più il latte per allattarli.
Anche gli adulti soffrono perché hanno abbandonato le loro case e non hanno più nulla, forse neanche la speranza.
Come sempre accade nelle guerre molte donne hanno subito violenza, valvole di sfogo della polizia di Assad che non trovando i padri, i fratelli, i mariti le "disonora" distruggendone la vita e lasciando una "macchia" indelebile sulla famiglia.
Come Asmae ci ha spiegato attualmente i contendenti armati in campo sono tre.
Da una parte c'è l'esercito di Assad, il dittatore spietato che per tanti anni è stato e ancora è un interlocutore per i Paesi Occidentali in quanto presunto baluardo contro l'avanzata del fanatismo religioso e anche per la Russia di cui è tradizionale alleato per l'importante posizione strategica, dall'altra parte l'esercito formato dai disertori che intendeva aiutare la popolazione civile, malissimo equipaggiato e adesso infiltrato da spie di Assad. Ultimamente si sono formate anche bande armate di fanatici collegati ad Al Qaeda, apparentemente contro il regime, ma che in realtà fanno il suo gioco fornendo la giustificazione della lotta all'integralismo religioso.
In tutto ciò la popolazione civile, in gran parte giovane, che si è pacificamente ribellata a decenni di angherie e alla totale mancanza di libertà (dal 1963 vige la legge marziale) e che da sola era scesa in campo contro  Assad, decimata dalle continue violenze, dai bombardamenti, si è spesso rifugiata nei campi profughi e paga le conseguenze di lotte sanguinose che ormai hanno poco a che vedere con la prospettiva di un futuro migliore.
La media borghesia benestante ha spesso cercato una via di fuga attraverso la Libia per raggiungere l'Europa, ma è stata ridotta in povertà per ottenere un passaggio su quei barconi in cui tanti hanno trovato la morte proprio a casa nostra! Sì, la Siria è anche qui.
Allora, cosa possiamo fare noi dalle comode poltrone di casa nostra?
Intanto possiamo parlarne e chi può deve fare pressione sui media affinché le sofferenze dei Siriani non siano dimenticate nella speranza che i governi democratici si muovano.
Asmae ci ha anche presentato un giovane siriano che vive a Bologna, rappresentante di un'organizzazione umanitaria che provvede a raccogliere aiuti (medicine, coperte,...) e a trasportarli direttamente nei campi profughi su ambulanze che vengono lasciate sul posto.


La Siria sta morendo, per via delle bombe, degli spari, dell’indifferenza e dei giochi di potere. Il numero delle vittime accertate ha superato i 200 mila; altrettanti sono i detenuti per reati d’opinione; oltre 10 milioni sono i siriani sfollati all’interno dei confini nazionali; oltre 2 milioni sono i profughi; ormai centinaia i siriani morti nel Mediterraneo mentre tentavano di mettersi in salvo dalle persecuzioni in Libia ed Egitto, paesi dove si erano inizialmente rifugiati fuggendo dai bombardamenti, ma dove sono stati poi presi di mira. La Siria sta morendo… ma fino alla fine, il suo popolo resiste e continua la sua lotta con dignità e coraggio.

23 novembre 2012

25 novembre in piazza Nettuno per la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne



25 novembre giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne


 Saremo in piazza Nettuno dalle 17.30 alle 20


La giornata viene istituita nel 1999, su proposta delle femministe latino-americane e dei Caraibi, per ricordare le sorelle Mirabal, donne coraggiose impegnatesi nella lotta di liberazione del loro paese, la Repubblica Domenicana, e per questo torturate e uccise dal regime di Trujillo,  il 25 novembre del 1960.

Ci riguarda tutte la violenza maschile sulle donne.

Ci riguarda tutte perché non vogliamo essere complici e mute di fronte al perpetuarsi di una violenza che si fa simbolo di virilità.

Ci riguarda tutte dichiarare e sostenere la "inviolabilità dei nostri corpi".

Ci riguarda tutte e saremo sempre a fianco delle donne che denunciano, che si ribellano e che si sottraggono alla violenza.

CI RIGUARDA TUTTE e per questo saremo in piazza, luogo pubblico per eccellenza, a dichiararlo, a ribadire la nostra autodeterminazione, la nostra libertà, contro ogni forma di violenza che le voglia negare!


Vogliamo per ogni donna una vita libera dalla violenza. Invitiamo le donne alla denuncia ed alla solidarietà fra loro come forme di autodifesa!

Tutte in piazza

Unite contro la violenza maschile sulle donne - Bologna


26 aprile 2012

Lettera al Sindaco di Bologna Merola in merito al processo per stupro di Montalto di Castro

Al Sindaco di Bologna Virginio Merola
Alla Presidente del Consiglio Comunale Simona Lembi Alla Presidente della Commissione delle Elette Raffaella Ferri

 Gentile Sindaco come lei forse sa già,  e' avviato dal 13 aprile il processo per lo stupro di gruppo messo in atto da ben 8 uomini allora minorenni contro una ragazza di 15 anni, a Montalto di Castro, dopo ben  cinque anni dai fatti. Tante associazioni e tante donne si sono attivate nel paese per azioni di solidarieta' e sensibilizzazione e per esprimere vicinanza a M. e alla sua famiglia  che da anni vivono  un clima  di insopportabile  intimidazione in un luogo come Montalto che ha immediatamente solidarizzato in gran parte con gli stupratori, a partire dal Sindaco Salvatore Carai, arrivato al punto di stanziare ben 40.000 € (denaro pubblico) per pagare loro le spese processuali. La cosa aveva sollevato indignazione a livello nazionale e pertanto era rientrata. Dopo cinque lunghi anni dallo stupro di gruppo subito nella pineta di Montalto di Castro, dopo una lunga serie di rinvii, finalmente gli otto giovani uomini sono saliti sul banco degli imputati. Venerdì 13, alle ore 9,30 presso  il Tribunale dei minori di Roma, nonostante i timori di un ennesimo rinvio, si è svolta la prima vera udienza del processo a loro carico. A suo tempo era stata inviata una lettera al presidente dell'ANCI Chiamparino su indicazione delle donne riunite nell’Assemblea Cittadina di donne, femministe e lesbiche di Bologna, che stigmatizzava il comportamento allucinante del Sindaco e chiedeva che fossero stabilite sanzioni nei suoi confronti e presi provvedimenti dedicando allo stesso tempo impegno al contrasto alla violenza sulle donne. Invece non solo Chiamparino non ha risposto mai alla lettera ma il sindaco, tuttora in carica ma non riproposto nelle elezioni di maggio, è stato eletto anche consigliere nella Provincia di Viterbo. Sarebbe per noi tutte importante che su Palazzo D'accursio, per tutta la durata del processo, si potesse esporre uno striscione che esprima la vicinanza a M., non solo delle associazioni bolognesi firmatarie ma della città tutta con le sue istituzioni. Questo a parziale risarcimento per la noncuranza dimostrata dalle istituzioni nei confronti di una tremenda violenza perpetrata da un gruppo di ragazzi su una ragazza che ha dovuto allontanarsi dalla città come se fosse la responsabile del fatto e non la vittima, per il clima accusatorio e di isolamento che la circondava.



UDI Bologna, Casa delle Donne per non subire violenza, Donne in Nero,Associazione Orlando,Tavola delle donne,SOS Donna, Armonie, Unite Diverse e Libere,  Mujeres Libres, Fuoricampo, Rosa Rosae.
Giancarla Codrignani,Katia Graziosi, Patricia Tough, Layla Buzzi, Fernanda Minuz, Luisa Vigetti Anna Draghetti, Carla Lanzi, Angela Macchi,Sandra Schiassi, Milena Schiavina, Annamaria Tagliavini, Sandra Capri, Grazia Negrini, Luki Massa, Nadia Tolomelli, Paola Bottoni, Teresa Ganzerla, Ornella Masotti. Marinella Manicardi, Maria Teresa Cassini, Federica Mazzoni, Chiara Berti.
Aggiungiamo l'adesione della CGIL Bologna tutta come comunicato da Nadia Tolomelli della segreteria della Camera del Lavoro

25 aprile 2012

Campagna nazionale delle Donne in Nero per la Pace

Mille e Mille Pensieri contro la Guerra
Mille e Mille Pensieri per la Pace


Usciamo dalle guerre

Tagliamo le spese militari

Smilitarizziamo le nostre vite

Smilitarizziamo il 2 giugno


Facciamo della festa della repubblica una festa di pace e democrazia



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