Visualizzazione post con etichetta Israele- Palestina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Israele- Palestina. Mostra tutti i post

30 aprile 2014

La scrittrice palestinese Ghada Karmi alla Libreria delle Donne mercoledì 7 maggio

















                                
                                               
Libreria delle Donne             
via San Felice 16a, Bologna
Mercoledì 7 Maggio 2014, ore 18.00
Presentazione del libro:
                                                            Ed. Atmosphere Libri ‘13
 Dialoga con l’autrice Patricia Tough, Donne in Nero di Bologna.
 Aderisce il Coordinamento BDS di Bologna.

Ghada Karmi ,a partire da sé e dalla sua esperienza, racconta  della cacciata dei Palestinesi  da Gerusalemme nel ‘48  con la costituzione dello Stato di Israele e dell’esilio che l'ha portata a Londra. Racconta della vita famigliare, delle  relazioni fra gli adulti legati all'identità palestinese e le bambine e i bambini portati invece ad inserirsi nella nuova realtà; con la maturità, questi, sentiranno l’esigenza di dover trovare sé stessi, il proprio paese d’origine adottandone la causa, consapevoli che non saranno mai radicati né in Palestina né nel paese in cui sono andate/i a vivere.


Ghada Karmi, palestinese, è medico, scrittrice e docente universitaria. Scrive spesso di questione palestinese in giornali e riviste, tra i quali «The Guardian», «The Nation» e il «Journal of Palestine Studies». Insegna all’Istituto di Studi Arabi e Islamici dell’università di Exeter. E' autrice di diversi libri e saggi sul tema della Palestina.

Associazione Alta Marea – Libreria delle Donne
Via San Felice, 16/A – 40122 Bologna. Telefax: 051.271754, E-mail: libreriadelledonne@women.it
Dal lunedì al sabato, dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19.30. Chiusura: lunedì mattina.
Profilo Facebook: Libreria Donne di Bologna

23 ottobre 2012

Francoise Daoud il 25 ottobre al Centro di documentazione delle Donne a Bologna


Francoise Daoud sarà in Italia dal 22 al 28 ottobre, avrà impegni a Bologna nel quadro della rassegna "Segnali di Pace" promossa dalla Provincia di Bologna ( il 25 sarà relatrice nel Workshop Internazionale "Genere ed Economia Solidale"al Centro di documentazione dalle 16 alle 20), avrà inoltre incontri con rappresentanti delle istituzioni e con i media.

Francoise Daoud è docente  di infermieristica e ginecologia alla Betlehem University  , è presidente della Palestinian Working Women Society for Development, una organizzazione femminista che pone al centro l'empowering delle donne e la crescita della loro partecipazione alla vita pubblica e più in generale i diritti delle donne fra cui quelli sessuali e riproduttivi ma resta consapevole di muoversi in un quadro di occupazione militare in cui presupposto indispensabile è la lotta per libertà e giustizia per il popolo palestinese, per il rispetto dei diritti umani, contro la sopraffazione e l'oppressione israeliana e la violenza della colonizzazione dei territori occupati.
E' quindi importante che la sua voce giunga il più possibile diffusamente nel nostro paese dove già si lotta da tempo per i diritti palestinesi e c'è un diffuso interesse nei confronti della zona del mondo dove convivono israeliani e palestinesi in una situazione di asimmetria assoluta che va svelata sempre e comunque mettendo nel contempo in evidenza anche come le donne vivono in quella realtà, con un'ottica di genere che può dare una visione diversa e più completa della realtà.
Questa iniziativa viene da lontano, dal 1987 quando sono nate le Donne in Nero in Israele che in poche, vestite di nero si recavano in Paris Square ogni venerdì a manifestare contro l'occupazione dei territori palestinesi.
Stop Occupation era scritto sulle loro "manine" e striscioni, erano poche e venivano schernite, subivano minacce, sputi erano indicate come traditrici della patria di Israele ma continuavano e crebbero sempre, anche in altri luoghi del mondo come in Italia dove da allora non abbiamo mai smesso di occuparci di questo conflitto caratterizzato da una forte e determinante asimmetria. 
Abbiamo sempre mantenuto relazioni con le donne Palestinesi e le abbiamo sostenute nelle loro lotte contro l'occupazione, per la libertà e per i diritti delle donne con a fianco le israeliane seppure con le difficoltà logistiche date dall'occupazione e il posizionamento su due sponde così diverse che pure scelgono la stessa collocazione, quella della pace, dei diritti umani per tutte/i, della libertà, dell'autonomia palestinese.

16 aprile 2011

Per Vittorio Arrigoni



Vogliamo esprimere tutto il nostro dolore per l’uccisione di Vittorio Arrigoni generoso attivista della pace e volontario, presente e attivo in tutte le iniziative tese a rompere l’ingiusto e inaccettabile assedio di Gaza, amato dai palestinesi di lì e non solo.

La sua morte ieri ci ha colte incredule e incapaci di accettare un fatto così efferato, è un segno di imbarbarimento che segue all’altro tragico assassinio di Juliano Mer-Khamis, attore, regista e attivista israeliano del Freedom Theater.

Ma poche ore dopo che si era diffusa la notizia la popolazione palestinese era già in piazza in segno di dolore e di consapevolezza della gravità del fatto e dicevano “Vittorio sei il nostro eroe” e poi la veglia silenziosa e carica di pena tenuta ieri sera a lume di candela per ricordarlo.

Giovani donne e uomini hanno chiesto in questi giorni la fine della divisione fra Hamas e Fatah, fra Ramallah e Gaza, e le loro pacifiche dimostrazioni e sciopero della fame, hanno mosso qualcosa, hanno fatto uscire dall’isolamento la gioventù palestinese ponendola fra quelle che lottano nei paesi del Mediterraneo per libertà, dignità e giustizia.

Vorremmo che non si versasse neanche più una goccia di sangue a causa dell’annosa e drammatica occupazione israeliana e degli scontri interni fra forze contrapposte, vorremmo che una pace con giustizia e rispetto dei diritti inalienabili del popolo palestinese fosse conseguita restando umani come ci chiedeva e continua a chiederci Vittorio Arrigoni.

Siamo vicine alla sua mamma Egidia, alla sua famiglia e a tutte e tutti coloro che lo hanno amato.



Donne in Nero Bologna

3 febbraio 2011

Adesione delle Donne in Nero -rete italiana- alla campagna BDS

Apparteniamo alla rete internazionale delle Donne in Nero, la nostra azione nel mondo è quella di opporci alle guerre, a ogni tipo di violenza, nella convinzione che ogni conflitto possa essere agito con il confronto, il dialogo nel rispetto dei diritti umani, sociali, politici.

Siamo da più di venti anni impegnate per una pace giusta in Medio Oriente, una pace che applichi il diritto e la legalità internazionale, mettendo fine alla politica coloniale israeliana e alle continue violenze, sofferenze e punizioni collettive subite dalla popolazione palestinese, messe in atto dal governo, dai coloni e dall’esercito israeliano, causate dall’occupazione illegale dei territori palestinesi, dalla politica di apartheid e dall’assedio della Striscia di Gaza.

Ci siamo recate più volte in quelle terre, abbiamo ascoltato le donne israeliane e palestinesi, abbiamo lavorato con loro cercando di creare o rafforzare relazioni. Le Donne in Nero israeliane si sono formate immediatamente all’inizio della prima Intifadah opponendosi all’occupazione voluta dal loro governo e dando vita allo stesso tempo al nostro movimento. Abbiamo sostenuto in Italia e nel mondo la loro lotta e quella delle donne palestinesi.

Siamo andate ai check point a protestare con loro, abbiamo fatto parte di delegazioni internazionali in appoggio ai movimenti pacifisti e alle lotte nonviolente della popolazione palestinese; dopo il massacro di Gaza del 2008/09, in cui l’esercito israeliano si è macchiato di gravissimi crimini di guerra (1.400 morti fra cui 400 bambine/i) la situazione si è fatta molto più grave.

Per questo noi Donne in Nero della rete italiana, dopo meditata e spesso sofferta discussione, abbiamo deciso di aderire alla campagna mondiale BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) lanciata nel 2005 dalla società civile palestinese, il Boycott National Committee (BNC), formato da oltre 170 organizzazioni, comitati, partiti e sindacati palestinesi, campagna sostenuta da associazioni, movimenti e anche istituzioni governative in Europa e nel mondo. Appoggiamo inoltre la campagna dell’Autorità Palestinese per il boicottaggio dei prodotti nei Territori occupati, “La tua coscienza, la tua scelta”, attuata attraverso la legge che proibisce la distribuzione e il consumo dei prodotti delle colonie illegali israeliane e la mobilitazione di migliaia di giovani donne e uomini con cui il BNC collabora e l’appello a fare altrettanto negli altri paesi del mondo. Sosteniamo infine la campagna “Boycott from Within”, lanciata a sostegno del BDS da un vasto arco di associazioni nonviolente israeliane, fra tutte vogliamo citare la Coalition of Women for Peace e la WILPF israeliana.

  • Il boicottaggio è una pratica nonviolenta di non-collaborazione all’ingiustizia
  • Il boicottaggio economico si pratica sulle merci prodotte nelle colonie israeliane illegali perché costruite nei Territori Occupati e sulle merci prodotte da ditte o da multinazionali che sostengono l’occupazione. Cittadine/i, consumatrici/ori rifiutano di acquistare determinate merci prodotte senza rispettare i diritti umani, i diritti del lavoro e le norme ambientali ed esigono l’applicazione integrale degli accordi commerciali fra UE e Israele e il rispetto della legalità internazionale..
  • Il boicottaggio culturale denuncia gli accordi stipulati da Università, Enti locali e altre Istituzioni italiane per collaborazioni tecnologiche, scientifiche e culturali con Istituzioni israeliane compromesse con l’occupazione. Il Governo israeliano infatti utilizza il mondo universitario, i film, le opere letterarie, il turismo ecc. per promuovere l’immagine di un paese normale, in pace, felice, democratico che cancelli quella di una potenza occupante che opprime e viola sistematicamente i diritti del popolo palestinese. Naturalmente il boicottaggio culturale non intende essere applicato a chi sostiene la lotta nonviolenta contro l’occupazione militare e l’applicazione del diritto internazionale
  • Come cittadine italiane chiediamo l’abrogazione degli accordi militari con lo Stato d’Israele. La collaborazione attuale dello Stato italiano con un regime oppressivo come quello israeliano è una luce verde all'attuazione di altri crimini e alla violazione di altri diritti del popolo palestinese.

Il boicottaggio non è contro la popolazione israeliana e meno che meno contro gli ebrei, ma contro il governo israeliano, contro l’occupazione militare dei Territori Palestinesi e gli insediamenti di coloni sempre in aumento, contro l’economia di guerra. Ad esso associamo iniziative per il diritto allo studio delle/dei giovani palestinesi e ci impegniamo a mantenere contatti con donne israeliane e palestinesi che sostengono la campagna BDS e a promuovere loro interventi in Italia.

Crediamo che il BDS sia uno strumento necessario per fermare la politica di espansione coloniale israeliana, uno strumento per rendere Israele e la Comunità Internazionale responsabili delle violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani; crediamo sia anche uno strumento di comunicazione per far conoscere la reale situazione della Cisgiordania e di Gaza.

Novembre 2010

20 gennaio 2011

La COOP non ci ascolta. Diciamoglielo più forte!

Cara sostenitrice e caro sostenitore,

grazie al tuo sostegno, circa 4,000 soci e consumatori hanno firmato la petizione "No ai prodotti illegali nella mia Coop" che chiedeva alla Coop di non commercializzare i prodotti provenienti dalle colonie e di interrompere rapporti con quelle aziende che traggono profitti dal regime di occupazione illegale dei territori palestinesi, tra cui l'Agrexco, responsabile della esportazione del 70% dell'ortofrutta illegalmente prodotta nelle colonie israeliane.

Le firme sono state presentate a Coop Italia e all’Associazione Nazionale delle Cooperative di Consumatori (ANCC) a sostegno delle richieste portate avanti dalla delegazione di Stop Agrexco in occasione di alcuni incontri con i loro rappresentanti.

Le nostre argomentazioni solide e documentate e le azioni di pressione sviluppate dagli attivisti della campagna (volantinaggi, partecipazione alle assemblee dei soci Coop, ecc.), insieme a lettere a sostegno della campagna dai diretti interessati in Palestina (vedi http://www.stopagrexcoitalia.org/a-sostegno.html), non sono ancora riuscite a convincere Coop delle nostre ragioni.

Recentemente Coop Italia ha deciso di chiudere il confronto con Stop Agrexco e ha confermato la sua scelta di continuare a commercializzare i prodotti Agrexco, inclusi quelli prodotti dalle colonie israeliane (vedi http://www.stopagrexcoitalia.org/news/comunicati.html)

Questa decisione è molto grave e vorremmo che tutti vi uniste a noi per esprimere il nostro rammarico a Coop e per ribadire che le sue scelte sono in contraddizione con lo stesso codice etico della Coop, non rispetta i diritti di tutela del consumatore e i diritti riconosciuti a livello internazionale del popolo palestinese (tra cui: IV Convenzione di Ginevra e Statuto della Corte Penale Internazionale).

La COOP non ascolta. Fatti sentire!

Con un click puoi inviare un messaggio di protesta alla Coop attraverso il nostro sito:
http://www.stopagrexcoitalia.org/iniziative/online/213-mail-coop.html

Inoltre puoi scrivere una breve lettera di protesta (soprattutto se socio/a) ad una delle riviste dei soci Coop agli indirizzi e-mail che trovi di seguito, inviandone copia alla Coalizione italiana Stop Agrexco: stopagrexcoitalia@gmail.org. Spunti per la lettera possono essere presi da documenti sul nostro sito (vedi sotto).

Ribadisci il tuo no alla commercializzazione dei prodotti di un'economia di guerra! La costruzione della pace inizia dalle scelte individuali e quotidiane!

Coalizione italiana Stop Agrexco
stopagrexcoitalia@gmail.org
www.stopagrexcoitalia.org

26 giugno 2010

Appello di Luisa Morgantini alla Comunità Internazionale


Appello alla Comunità Internazionale per fermare la politica illegale israeliana di deportazione di cittadini palestinesi da Gerusalemme Est


Il Ministero degli Interni israeliano ha deciso di revocare la cittadinanza di Gerusalemme a tre membri del Consiglio Legislativo Palestinese (PLC) – Sheikh Mohammed Abu Tair, Mohammad Totah and Ahmed Attoun – così come a Khalid Abu Arafa, ex ministro del decimo governo Palestinese. Nei giorni scorsi la polizia ha notificato loro l’ordine di lasciare Gerusalemme entro il 3 luglio 2010. La motivazione data loro per giustificarne la deportazione è che essere stati eletti nel PLC ed essere membri del governo palestinese non è “leale” verso lo Stato di Israele. Questa motivazione , oltre ad essere evidentemente contraria alla legalità internazionale, che considera Gerusalemme Est parte dei Territori Occupati Palestinesi e non riconosce l’annessione israeliana di Gerusalemme – è anche in contraddizione con gli accordi firmati da Israele sull’elezione dei membri del PLC a Gerusalemme.
Ancora una volta le autorità israeliane violano i fondamentali diritti umani della popolazione palestinese, in un più vasto contesto che vede la politica israeliana diventare ogni giorno più aggressiva contro la presenza di palestinesi a Gerusalemme. L’aumento delle attività di colonizzazione, la demolizione di case, la deportazione e la confisca delle Carte d’Identità continua nella parte Est della città, così come l’espulsione di famiglie palestinesi dalle loro case nei quartieri di Sheikh Jarrah e Silwan.
In base ai dati forniti dal Ministero degli Interni Israeliano, soltanto nel 2008 sono state 4.577 le cittadinanze revocate ai palestinesi di Gerusalemme. Inoltre, la municipalità di Gerusalemme ha ratificato un piano di demolizione e confiscato numerose case palestinesi nel quartiere di al-Bustan, a Silwan, e ha fatto partire i lavori per costruire 600 nuove unità abitative a Beit Hanina, nell’area di Shufat.

Tutte le persone che credono nei diritti umani e nel rispetto della legalità internazionale dovrebbero appellarsi alla Comunità Internazionale, ai Parlamenti, ai Governi e all’Unione Europea non solo per condannare, ma anche per prendere seri e concreti provvedimenti per fermare la politica israeliana di deportazione, per impedire l’espulsione da Gerusalemme dei tre membri del PLC e dell’ex ministro, per fermare la confisca di Carte d’Identità ai cittadini palestinesi di Gerusalemme e tutte le attività di colonizzazione.

Luisa Morgantini
Già Vice Presidente del Parlamento Europeo
Associazione per la Pace

31 maggio 2010

Attacco israeliano contro la Freedom Flottilla. Morti e feriti

DA PEACEREPORTER

31/05/201

Israele ha attaccato la Freedom Flottilla. Ci sono morti e feriti, ma le cifre sono ancora poco chiare
Due morti civili, diversi feriti, di cui uno grave. L'attacco militare di Israele contro la Freedom flottilla ha lasciato dietro di sè sangue di civili e infuocato le reazioni politiche e internazionali.
Nell'arrembaggio, secondo una tv privata israeliana, sarebbero morte dieci persone, mentre secondo i media turchi sono morte due persone e diverse altre sono state ferite. La stampa israeliana ha riferito che un ferito è stato trasportato in elicottero in un ospedale di Haifa. Le sue condizioni, a quanto si è appreso, sono di media gravità. Il portavoce militare israeliano non ha finora rilasciato alcun comunicato in merito all'operazione della marina al largo di Gaza.
La radio israeliana ha riferito che ad Ankara il governo turco è stato convocato in seduta di emergenza e che l'ambasciatore di Israele è stato convocato al ministero degli esteri per una protesta. Alcune navi della flottiglia battono bandiera turca e una ONG turca sarebbe uno dei principali organizzatori dell'intera operazione di invio di una flottiglia di aiuti a Gaza sotto assedio. Israele, che nega che a Gaza sia in atto una crisi umanitaria, aveva ripetutamente avvertito che avrebbe impedito alla flottiglia di arrivare a Gaza ma si era offerto di far pervenire a destinazione gli aiuti, dopo ispezione, tramite un valico terrestre. Per Israele, perciò, l'intera operazione è una «provocazione» studiata con l'intento di diffamare la sua immagine agli occhi del mondo.
Angelo Miotto

24 maggio 2010

COOP E NORDICONAD INTERROMPONO LA COMMERCIALIZZAZIONE DEI PRODOTTI DEI TERRITORI PALESTINESI OCCUPATI

COMUNICATO STAMPA

Un importante risultato della campagna di Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro l’apartheid israeliano
22 maggio 2010 - A seguito della campagna di pressione della coalizione italiana contro la Carmel-Agrexco, due importanti catene italiane di supermercati, COOP e Nordiconad, hanno dichiarato la sospensione della vendita dei prodotti Agrexco, principale esportatore di prodotti agricoli da Israele e dalle colonie israeliane illegali nei Territori Palestinesi Occupati. Nordiconad è il gruppo cooperativo con funzione di centro di acquisto e distribuzione di CONAD che opera in nord Italia. Il direttore di Nordiconad, dott. Covili, ha dichiarato che dalla fine di aprile ogni prodotto riconducibile ad Agrexco non è più nei loro supermercati. COOP Italia nella persona del Dott. Zucchi, direttore qualità di COOP Italia, ha invece affermato che esiste un problema di tracciabilità commerciale, ovvero che il consumatore non è in grado di verificare se il prodotto in questione provenga o meno dai territori occupati. Pertanto COOP Italia ha deciso di “sospendere l’approvvigionamento di prodotti provenienti dai territori occupati”.
La campagna di pressione sulle aziende della grande distribuzione ha preso il via a gennaio di quest anno dopo un incontro nazionale della coalizione Stop Agrexco a Savona, dove arrivano le navi container di Agrexco per la distribuzione in Italia. Viene coordinata a livello europeo con movimenti analoghi, inclusa la Coalition Contre Agrexco in Francia, che riunisce più di 90 associazioni nell’obbiettivo comune di opporsi all'insediamento della ditta israeliana al porto di Sete (Languedoc-Roussillon). In Italia, clienti e soci Coop e associazioni attive nella campagna hanno iniziato a inviare lettere di protesta alle riviste dei consumatori Coop per chiedere di ritirare dalla vendita le merci prodotte nelle colonie dei territori occupati. Questa iniziativa è stata estesa anche a CONAD. La campagna è culminata il 30 marzo, quando in occasione della giornata della Giornata della Terra Palestinese e del BDS Day, manifestazioni, sit in e azioni informative si sono coordinate nei supermercati di varie città italiane. Dopo queste azioni è iniziata una corrispondenza con le dirigenze di COOP e CONAD, a cui sono seguiti contatti diretti e incontri con rappresentanti della Coalizione italiana Stop Agrexco. Negli incontri i rappresentanti di Stop Agrexco hanno documentato ulteriormente in maniera puntuale la denuncia della commercializzazione illegale di prodotti provenienti dalle colonie e della situazione di violazione della legalità internazionale e dei diritti umani in Palestina che caratterizza la produzione di quelle merci
Il risultato ottenuto grazie alle pressioni messe in campo da consumatori responsabili, soci e attivisti è senza dubbio positivo. Tuttavia gli attivisti e le attiviste di Stop Agrexco continueranno a vigilare se alle dichiarazioni seguiranno i fatti, e invitano tutti e tutte a partecipare a questa lotta per il rispetto del diritto internazionale, e la libertà e l’autodeterminazione del popolo palestinese.
Contatti:
Stop Agrexco Italia
333 11 03 510
stopagrexcoitalia@gmail.com
Ulteriori informazioni sulla campagna contro l’Agrexco sono disponibili sul sito internet della coalizione: www.stopagrexcoitalia.org
CHI È L'AGREXCO: Agrexco Agricultural Export Company Ltd.è il principale esportatore di prodotti agricoli israeliani, inoltre commercializza il 60-70% di frutta, verdura, fiori e erbe aromatiche prodotte nelle colonie costruite illegalmente in territorio Palestinese. La società è stata fondata nel 1956, è per metà di proprietà dello stato Israeliano che ne detiene il 50% delle azioni. La Agrexco ha circa 500 dipendenti e sedi in Europa, Giappone e USA. Nel 2008 il ministero delle finanze israeliano ha deciso di privatizzare la società, anche se ad oggi la privatizzazione non e' ancora effettiva. Durante un processo tenutosi in Inghilterra nel 2004, il direttore generale della Agrexco UK, Amos Orr, ha testimoniato che la Agrexco commercializza il 60-70% di tutti i prodotti provenienti dalle colonie israeliane. Nello stesso sito della Agrexco vengono pubblicizzati dei fichi provenienti da Masuah, una colonia della Valle del Giordano. Questi prodotti, insieme ai prodotti provenienti da Israele sono distribuiti sotto il marchio “Carmel” . L’80% dei prodotti della Agrexco viene esportato e venduto in Europa, principalmente in Inghilterra. A partire dall’estate 2009 l'Italia contribuisce a distribuire i prodotti illegali delle colonie, offrendo uno dei due principali porti di attracco Europei per le navi Agrexco a Vado Ligure, Savona.
LA CAMPAGNA BDS: Nel 2005 la società civile palestinese ha formulato una proposta unitaria ai movimenti internazionali di solidarietà: individuare modalità di boicottaggio di prodotti israeliani, disinvestimento da attività commerciali in Israele, sanzioni sullo Stato di Israele, boicottaggio accademico o culturale delle istituzioni israeliane che collaborano con l'occupazione e l'Apartheid o che non prendono posizione contro queste cose. Tutte queste richieste sono state formulate coerentemente nella campagna BDS (www.bdsmovement.org). Il movimento di BDS ha già collezionato molti successi (ad esempio contro le compagnie Veolia, Africa-Israel, Motorola) ed ha trovato adesioni in organizzazioni della società civile, accademiche, sindacali e governative di tutto il mondo, Israele inclusa. Tutti i sindacati degli stessi lavoratori palestinesi, sfruttati come forza lavoro a basso costo nelle società e piantagioni israeliane, sono tra i promotori della campagna di BDS.
STOP AGREXCO ITALIA: La coalizione italiana contro la Carmel-Agrexco è nata nell’autunno del 2009 a seguito di una conferenza a Pisa sulla campagna internazionale di boicottaggio disinvestimento e sanzioni (BDS), la risposta nonviolenta della società civile palestinese all’occupazione Israeliana. La coalizione italiana contro l'Agrexco aderisce alla chiamata palestinese al BDS in ogni suo aspetto, insieme ad un numero sempre crescente di organizzazioni e movimenti italiani ed internazionali. L'obiettivo è far sì che iniziative di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele simili a quelle applicate al Sud Africa nel periodo dell'Apartheid possano indurre il governo israeliano a riconoscere il diritto inalienabile del popolo palestinese all'autodeterminazione ed a rispettare le norme del diritto internazionale. L’appello della Coalizione Italiana contro l’Agrexco ha ricevuto ad oggi più di 50 adesioni di associazioni nazionali e locali, sindacati e partiti politici, tra cui Assopace, Attac, Donne in nero, Federazione della Sinistra, FIOM-CIGL, Forum Palestina, Pax Christi Italia, rete ECO (Ebrei Contro l’Occupazione), Servizio Civile Internazionale, Sinistra Critica, Un Ponte Per..

21 maggio 2010

Lettera all'ANPI a proposito della campagna BDS

Sabato 15 Maggio 2010
Al presidente nazionale dell’ANPI, Raimondo Ricci
Al Presidente dell'Anpi Roma/Lazio, Massimo Rendina
Via degli Scipioni 271 - 00192 Roma

A tutte le sedi ANPI
disseminate sul territorio nazionale


Nel giorno di commemorazione della Nakba ci rivolgiamo a Voi,
Gentili Signori/e SOCI dell’ANPI

Voi che foste partigiani e testimoniaste direttamente la volontà di eleggere Libertà e Giustizia a reggere i rapporti tra le persone ed i popoli perché tutti possano vivere in Pace, contro la ferocia che il Nazifascismo aveva instaurato in Europa e nel mondo. Voi che avete ereditato i valori di libertà e giustizia che tale lotta seppe incarnare, voi che oggi desiderate prolungarne la storia ed il valore senza perderne la traccia significativa nella moralità che detta i vostri gesti.

La festa della Liberazione è per noi l’omaggio alla Resistenza partigiana, ai suoi valori, il ricordo indelebile del suo esempio. Tuttavia il 25 aprile scorso il comizio convocato dall’ANPI a Porta San Paolo ha accolto diversi esponenti dell’Associazione Romana Amici d’Israele, che appoggia il razzismo nazionalista dello Stato di Israele, ed ha distribuito un volantino che inneggiava al sionismo e allo Stato di Israele. Tra la folla spiccavano inoltre diverse bandiere israeliane, tra cui quella dell’aviazione israeliana. Era inoltre presente Fiamma Nirenstein, deputata del PDL, proprietaria di un immobile presso un insediamento illegale israeliano, Gilo, costruito su terre occupate palestinesi.

Confidando nelle vostre buone intenzioni vorremmo in questa sede ricordarvi il motivo per cui riteniamo che Israele non solo non rappresenti i valori della Resistenza, ma ne faccia scempio. Vorremo ricordarvi l’esigenza di sapere da voi difesi tali valori, nella memoria di chi diede la vita per farli rispettare:

1) Il valore della pace ed il ripudio di guerre offensive riconosciuto dall’articolo 11 della Costituzione Italiana, violato dall’ esercito di Israele innumerevoli volte, ultima delle quali nel dicembre 2008 a Gaza, quando l’aviazione israeliana commise un massacro (1400 morti, la maggior parte dei quali civili, 352 bambini);

2) Il valore della libertà di ogni individuo, riconosciuto nella carta universale dei diritti umani e principio fondante della resistenza contro l’occupazione tedesca e contro il regime fascista in Italia. Tale principio viene negato al popolo palestinese da 62 anni. 7 milioni di rifugiati in esilio e persone internamente dislocate non possono ritornare alle proprie case, 11.000 prigionieri politici vivono in condizioni disperate nelle carceri israeliane (di cui 340 bambini), 2.4 milioni di abitanti nella West Bank vivono segregati al di là di un muro illegale (condannato dalla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia nel 2004) e privi di libertà di movimento, 1.5 milioni di palestinesi vivono nella Striscia di Gaza sotto Assedio, in una prigione a cielo aperto, ridotti alla fame da un embargo disumano;

3) Il valore dell’uguaglianza, riconosciuto dalla carta universale dei diritti umani, dalla costituzione italiana e da innumerevoli trattati del diritto umanitario internazionale. Tale valore viene negato ai palestinesi in quanto Israele si autodefinisce “Stato democratico Ebraico” e tutti gli abitanti non ebrei di Israele non godono degli stessi diritti degli altri cittadini. Per questo motivo La Legge Per il Ritorno israeliana rilascia immediata cittadinanza a tutti gli ebrei nel mondo che intendano trasferirsi a vivere in Israele. Un diverso trattamento viene invece riservato ai rifugiati palestinesi che scapparono o furono cacciati durante la guerra del 1948. Tali persone posseggono ancora case, terre e legami familiari in quei luoghi di origine. Israele tuttavia non riconosce loro il diritto al ritorno e quindi di cittadinanza (diversamente da quanto prescritto dalla risoluzione 194 delle Nazioni Unite). Uguaglianza viene similmente negata ai palestinesi cittadini dello stato d’Israele, sottoposti a leggi discriminatorie che ne limitano le libertà personali (nel matrimonio e nell’acquisto di immobili, per esempio);

4) Il valore dell’ autodifesa contro una forza occupante, che vede i palestinesi nel diritto di opporsi ad un continuo ed implacabile progetto di pulizia etnica che li vuole allontanare dalle proprie case e dalle proprie terre (nei soli quartieri di Silwan e Sheik Jarrah, presso Gerusalemme Est, migliaia di Palestinesi hanno recentemente ricevuto ordini di espulsione dalle proprie case);

5) Il valore universale di giustizia, principio fondante del diritto internazionale e principio morale a cui i partigiani si ispirarono, di cui la Signora Fiamma Nirenstein è flagrante violatrice in quanto proprietaria di un immobile costruito su terre illegalmente sottratte ai proprietari legittimi. Le colonie israeliane sono state ripetutamente definite illegali nelle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU n°446, 452, 465, 471 e 476.

Vi chiediamo pertanto di raccogliere informazioni circa le innumerevoli violazioni del Diritto Internazionale compiute da Israele dal 1948 fino ad oggi;

Vi preghiamo di continuare la lotta contro l’antisemitismo ed ogni forma di razzismo che sorge nel mondo, incarnando in questo la volontà degli innumerevoli martiri di cui l’ANPI raccoglie la storia;

Vi invitiamo ad unirvi con noi nella Campagna di Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni contro Israele, una forma di resistenza non violenta volta a fare pressioni sullo Stato di Israele affinché tutti i valori che abbiamo elencato precedentemente vengano rispettati;

Vi esprimiamo il nostro desiderio di incontrarvi per approfondire insieme le ragioni del nostro scontento ed i contenuti di questa missiva.


Cordiali Saluti

ISCRITTI ALL’ANPI/PARENTI DI PARTIGIANI/PARTIGIANI
1. Francesco Taddei, Già dirigente Nazionale FILCAM/CGIL, attualmente iscritto all’ANPI Sezione di Fucecchio (Fi)
2. Gabriella Grasso, Sorella di Vittorio Grasso Caprioli Partigiano fucilato dai tedeschi Milano
3. Sara Venturini, Nipote del Partigiano Caio Dottori (Ancona)
4. Alfredo Tradardi, Figlio di Mario Tradardi Medaglia d'argento alla memoria, Brigata Partigiana Abruzzese Majella
5. Francesca Antinucci, Nipote di Giuseppe Cordisco/ Melfi, Battaglione Manara Brigata Buozzi
Divisione Garibaldi Natisone
6. Giuliana Ortolan, Padova, Nipote di Martini Teresa, Liliana e Lidia che hanno fatto la Resistenza e sono state poi internate
7. Alessandro Bellucci, iscritto all’ANPI sezione Potente
8. Anna Morelli, Figlia di Mario Morelli, resistente italiano, deportato in Germania, riconosciuto prigioniero politico in Belgio.
9. Massimo Dalla Giovanna, Figlio di Ezio, Partigiano prima nel Canavese e poi a Genova
10. Nino Villa, iscritto all'ANPI di Imola, Nipote di Massimo "Nino" Villla, ucciso a 47 anni la notte della Liberazione di Imola (13.04.45) dai nazisti in fuga, facente parte della Resistenza
11. Gianna Benucci, Associazione per la Pace di Padova, Madre partigiana, Padre deportato in Germania a causa del rifiuto al regime fascista
12. Simone Pelloni, Nipote di Colombo Pelloni, Partigiano attivo nell'Appennino Bolognese
13. Caterina Donattini, Pronipote di Massimo Villa, Partigiano di Imola, fucilato la notte della Liberazione
14. Nicoletta Crocella, Responsabile Edizioni Stelle Cadenti, Figlia di Bruna Porro Crocella ed Osvaldo Crocella e Nipote di Ezio Porro attivi nella Resistenza italiana nelle Valli del Bresciano
15. Liduina Cordisco, Figlia di Giuseppe Cordisco – Melfi, Battaglione Manara, Brigata Buozzi, Divisione Garibaldi Natisone, (Divisioni Garibaldine del Friuli)
16. Carmela Cordisco, Figlia di Giuseppe Cordisco – Melfi, Battaglione Manara, Brigata Buozzi, Divisione Garibaldi Natisone, (Divisioni Garibaldine del Friuli)
17. Agostino Cordisco, Figlio di Giuseppe Cordisco – Melfi, Battaglione Manara, Brigata Buozzi, Divisione Garibaldi Natisone, (Divisioni Garibaldine del Friuli)
18. Martina Cordisco Nipote di Giuseppe Cordisco – Melfi, Battaglione Manara, Brigata Buozzi, Divisione Garibaldi Natisone, (Divisioni Garibaldine del Friuli)
19. Giuseppe Cordisco Nipote di Giuseppe Cordisco – Melfi, Battaglione Manara, Brigata Buozzi, Divisione Garibaldi Natisone, (Divisioni Garibaldine del Friuli)
20. Valentina Antinucci Nipote di Giuseppe Cordisco – Melfi, Battaglione Manara, Brigata Buozzi, Divisione Garibaldi Natisone, (Divisioni Garibaldine del Friuli)
21. Chiara Antinucci Nipote di Giuseppe Cordisco – Melfi, Battaglione Manara, Brigata Buozzi, Divisione Garibaldi Natisone, (Divisioni Garibaldine del Friuli)
22. Maria Teresa Piccoli, Nipote di Giuseppe Cordisco – Melfi, Battaglione Manara, Brigata Buozzi, Divisione Garibaldi Natisone, (Divisioni Garibaldine del Friuli)
23. Claudio Piccoli, Nipote di Giuseppe Cordisco – Melfi, Battaglione Manara, Brigata Buozzi, Divisione Garibaldi Natisone, (Divisioni Garibaldine del Friuli)
24. Giovanni Piccoli, Nipote di Giuseppe Cordisco – Melfi, Battaglione Manara, Brigata Buozzi, Divisione Garibaldi Natisone, (Divisioni Garibaldine del Friuli)
25. Franco Antinucci, Genero di Giuseppe Cordisco – Melfi, Battaglione Manara, Brigata Buozzi, Divisione Garibaldi Natisone, (Divisioni Garibaldine del Friuli)
26. Antonio Piccoli, Genero di Giuseppe Cordisco – Melfi, Battaglione Manara, Brigata Buozzi, Divisione Garibaldi Natisone, (Divisioni Garibaldine del Friuli)
27. Monica Taglianini, Figlia di Luciano Taglianini
28. Gianluca Valdinocci, Genero di Luciano Taglianini
29. Luciano Taglianini, Partigiano di Jesi
30. Massimo Donattini, Nipote di Massimo "Nino" Villla, Partigiano ucciso a 47 anni la notte della Liberazione
31. Paola Mattavelli, Nipote del Partigiano Giovanni Curto
32. Tiziana Bertocchi, Tesserata ANPI di Camagna Monferrato (AL)
33. Yumara Venturini, Nipote del Partigiano Caio Dottori ( Ancona)
34. Matteo Venturini, Nipote del Partigiano Caio Dottori ( Ancona)
35. Maria Dottori, Figlia del Partigiano Caio Dottori (Ancona)
36. Bice Parodi, figlia di deportata ebrea nei campi di sterminio nazisti insieme a 7 componenti della sua famiglia, tornata solo lei.
37. Caterina Arfé, figlia di Gaetano Arfè, partigiano combattente
38. Ermanno Vitale, nipote del partigiano ebreo medaglia d'argento che portava lo stesso nome.
39. Claudio Lombardi, iscritto all'ANPI di Firenze, figlio di Riccardo Lombardi partigiano e prefetto di Milano del CLNAI.
40. Igor Bonazzoli, vice-presidente sezione ANPI di Arluno (MI)
41. Patricia Tough antifascista sezione ANPI del Pratello Bologna
42. Francesco Giuffrida, iscritto ANPI, sez. Catania
43. Francesco Andreini Iscritto ANPI Siena tessera n.89821
44. Miriam Gagliardi,Vicenza, figlia di prigioniero di guerra in Germania
45. Vincenzo Tradardi , figlio di Mario Tradardi, partigiano , medaglia d'argento alla memoria , Brigata Maielle.


CITTADINI e CITTADINE ITALIANI/E


ASSOCIAZIONI DELLA SOCIETA’ CIVILE
1. ISM Italia
2. MOUVEMENT CHRETIEN POUR LA PAIX BELGIQUE
3. ASSOCIAZIONE DI AMICIZIA ITALO- PALESTINESE ONLUS
4. ASSOCIAZIONE SENZA PAURA-RESTIAMO UMANI GENOVA
5. COORDINAMENTO NORD SUD DEL MONDO
6. ASSOCIAZIONE USCIAMO DAL SILENZIO GENOVA
7. UN PONTE PER…
8. FORUM PALESTINA
9. GAZELA ONLUS
10. CIAC, Centro Immigrazione Asilo e Cooperazione di Parma e Provincia
11. WOMEN INTERNATIONAL LEAGUE FOR PEACE AND FREEDOM
12. ASSOCIAZIONE ZAATAR ONLUS
13. CIRCOLO CELIA SANCHEZ
14. CIRCOLO AZIENDALE FERROVIERI del PRC Spartaco Lavagnini di Firenze
15. COMITATO CATANESE DI SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO PALESTINESE
16. COORDINAMENTO BDS BOLOGNA
17. GRUPPO BDS- PISA PER LA PALESTINA
18. RETE ROMANA DI SOLIDARIETA’ CON LA PALESTINA
19. DONNE IN NERO ITALIA
20. PRC, Partito di Rifondazione Comunista, Federazione di Genova
21. YA BASTA BOLOGNA
22. POLITECNICO 09, BOLOGNA
23. RDB, EMILIA ROMAGNA
24. COMITATO PALESTINA BOLOGNA
25. RETE ECO, Ebrei Contro l’Occupazione
26. RETE LILLIPUT, Modena
27. YA BASTA ITALIA
28. CAMPAGNA PALESTINA SOLIDARIETA’ MARCHE
29. YA BASTA, MARCHE
30. COMUNITA’ RESISTENTI MARCHE
31. DONNE IN NERO BOLOGNA
32. PAX CHRISTI ITALIA
33. PER NON DIMENTICARE GAZA
34. STOP AGREXCO ROMA
35. RETE ROMANA DI SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO PALESTINESE
36. URGENZA SANITARIA GAZA
37. COBAS INPDAP
38. ZEITUN
39. AMICI DELLA MEZZALUNA ROSSA PALESTINESE, ROMA
40. INTERNATIONAL SOLIDARITY MOVEMENT GAZA
41. COLLETTIVO ANTAGONISTA PRIMAVALLE, Roma
42. SUMUS ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO ANTIMPERIALISTA ONLUS, Perugia
43. YAKAAR ITALIA SENEGAL, ONLUS
44. C.S.O.A. LA STRADA
45. PALESTINE THINK TANK
46. SINISTRA, ECOLOGIA E LIBERTÀ
47. SALAAM RAGAZZI DELL'OLIVO - COMITATO DI TRIESTE
48. MASHI
49. CONTROCORRENTE
50. COMITATO VARESINO PER LA PALESTINA

5 maggio 2010

Porterò il lutto per la Nakba di Nurit Peled

Porterò il lutto per la Nakba[1].
Porterò il lutto per la Palestina scomparsa che, nella sua maggior parte, non conoscerò mai.
Porterò il lutto per la Terra Santa, che perde la sua umanità, il suo paesaggio, la sua bellezza e i suoi figli sull’altare del razzismo e del male.
Porterò il lutto per i giovani ebrei che invadono e profanano le case delle famiglie a Sheikh Jarrah, buttano in strada i loro abitanti e ballano e cantano in memoria di Baruch Goldstein, assassino infame di bambini palestinesi, mentre i proprietari cacciati dalle loro case con i loro bambini ed anziani dormono sotto la pioggia, in strada, di fronte alle loro abitazioni.
Porterò il lutto per i soldati e i poliziotti che proteggono questi malvagi invasori ebrei ortodossi senza alcun rimorso. Porterò il lutto per le terre di Bil'in e Nil'in e per gli eroi di Bil'in e Nil'in, molti di loro bambini tra i 10 e i 12 anni, che senza paura si alzano in piedi per il loro diritto a vivere con dignità nella terra dei loro padri.
Porterò il lutto per i Diritti Umani che sono stati sepolti da tempo in questo paese, per il sangue versato impunemente, per gli assassinii commessi con la benedizione dei rabbini, per il falso mito sionista in cui sono stata educata e per la storia palestinese, la cui narrazione é proibita, ma la cui verità ritorna e i cui germogli verdi spuntano tra i semi delle leggi razziste.
Porterò il lutto per l’ex ministro dell’educazione, Livnat, che ha difeso la legge contro la commemorazione del giorno della Nakba, dicendo che "Se non c’è nulla per cui possano portare il lutto, non avranno motivi per ribellarsi”; parole peggiori delle peggiori parole dei nostri avversari e dei colonialisti più malvagi.
Porterò il lutto per tutti noi che non sappiamo che fare di fronte a una legge che è pura crudeltà, una tra le decine di altre leggi razziste destinate ad assicurarci i posti d’onore - se non tutti i posti - negli Atti del Parlamento del Democratico Stato Ebraico.
Porterò il lutto per la democrazia di questo paese dove la metà dei suoi abitanti deve vivere in condizioni che sarebbero proibite, anche a degli animali, in altre democrazie.
Porterò il lutto per i bambini. Quelli che sono morti. Quelli che moriranno domani. Quelli che non sopportano più di vivere qui e quelli che qui vivono, simili a mostruosi golem[2] che si ribellano contro i loro creatori, esseri formati di paura, di male, di razzismo, di amore contorto per una terra che non è la loro, di odio per tutto ciò che non è a loro immagine e di appetito insaziabile per l’assassinio. Porterò il lutto il giorno della Nakba. E anche il giorno che lo precede che noi chiamiamo Giorno della Commemorazione e che non è altro che un giorno dedicato all’idolatria della carne morta, alla fine del quale ciascuno esce e cuoce alla griglia altre carni morte, canta, balla e alla fine è sazio e ubriaco. Porterò il lutto per il giorno della nostra indipendenza, che non è altro che la celebrazione del trionfo della reclusione e dell’assoggettamento.
Per tutte queste ragioni, porterò il lutto il giorno della Nakba. Mi unirò ai milioni di spossessati, oppressi e umiliati che non hanno perso la speranza nel futuro e che pensano che rimanga un’opportunità e che si ergono come i testimoni e come le braci ancora vive del vero spirito umano.
Porterò il lutto il giorno della Nakba per essere degna di loro, perché i miei figli sappiano da che parte sto e perché anch’essi possano credere che c’è una possibilità per la speranza e per un futuro in cui la giustizia prevarrá.

Nurit Peled-Elhanan, Premio Sajarov per i Diritti Umani, membro del Parents Círcle[3] per la Pace, e co-fondatrice del Tribunal Russell sulla Palestina.
[1] Il giorno della Nakba è il giorno in cui i palestinesi commemorano l’inizio dell’esodo (la creazione dello stato di Israele). Si celebra il 15 maggio ed è la festa più importante del calendario palestinese, commemorata con proteste e celebrazioni anche in altri luoghi fuori dalla Palestina. (Fonte Wikipedia) [2] Nel folklore ebraico, un golem è un essere antropomorfico animato creato completamente dalla materia inanimata. (Fonte Wikipedia) [3] www.theparentscircle.org