7 febbraio 2013
25 gennaio 2013
APPELLO DELLE DONNE COLOMBIANE: LA PACE SENZA LE DONNE NON VA AVANTI!
UDI - Unione Donne in Italia
24 novembre 2011
Messaggio della Presidente della Provincia di Bologna e di alcune Consigliere in occasione del 25 novembre

Dal sito della Provincia di Bologna
" In occasione del 25 novembre la presidente Beatrice Draghetti, gli assessori Gabriella Montera (Pari opportunità) e Maria Bernardetta Chiusoli (Bilancio) e le undici donne elette nel Consiglio della Provincia di Bologna hanno scritto una lettera indirizzata all'Ambasciatore di Colombia in Italia Juan Manuel Prieto, per esprimere preoccupazione per la situazione delle donne che vivono a Buenaventura nella regione Valle del Cauca.
Le donne della Provincia di Bologna chiedono all'ambasciatore di far pervenire con urgenza alle autorità colombiane le seguenti richieste:
- l'adozione di adeguate misure di protezione per la sicurezza delle donne minacciate e che i difensori dei diritti umani possano portare avanti le loro attività senza restrizioni e senza timori di rappresaglie;
- l'applicazione di tutte le leggi nazionali e le convenzioni internazionali relative al riconoscimento dei diritti delle donne;
- che i crimini commessi contro le donne in quanto donne siano riconosciuti come femminicidio e che questo sia assunto nella legge colombiana.
Nella lettera si sottolinea inoltre che nella città di Buenaventura la presenza di paramilitari, guerriglieri, narcotrafficanti, esercito e polizia ha effetti pesantissimi sulla vita della popolazione. Infatti il conflitto armato ha provocato 1.520 vittime negli ultimi 3 anni, il 95% delle quali sono "afrodiscendenti" sotto i 28 anni. C'è un numero preoccupante di sparizioni forzate, che non vengono denunciate per paura, donne che vengono uccise in maniera disumana, mutilate, fatte a pezzi, buttate nei campi; maltrattamenti fisici e psicologici, gravidanze forzate di minorenni, prostituzione forzata. Dall'inizio del 2011 già 12 donne sono state assassinate.
Di fronte a questa situazione le organizzazioni delle donne di Buenaventura si sono rivolte alle autorità esigendo che sia fatta giustizia, che i diritti contro le donne non restino impuniti, che le donne possano circolare liberamente senza paura e senza essere minacciate.
La presidente Draghetti, l'assessore Montera e le consigliere Marilena Fabbri e Edgarda Degli Esposti hanno inoltre registrato un video messaggio che è stato inviato in Colombia e verrà trasmesso a Buenaventura in occasione della giornata del 25 novembre.
Il messaggio si può vedere al seguente link:
www.provincia.bologna.it/probo/Multimedia/donneinneroprovincia.mp4
25 novembre GIORNATA INTERNAZIONALE PER L’ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA SULLE DONNE
Piazza Re Enzo ore 17,30
La Ruta Pacifica de las Mujeres è attiva in Colombia dal 1996, vi aderiscono più di 350 organizzazioni e gruppi di donne colombiane, con più di 4000 attiviste.
Lottano per un'uscita negoziata dal conflitto armato che insanguina la Colombia da decenni, per i diritti umani e contro la violenza sulle donne che il conflitto esacerba all’estremo.
Il loro cammino per la pace, parte da un punto di vista femminista, pacifista, antimilitarista, non violento e ha aggregato in poco tempo migliaia di donne. Le abbiamo incontrate all’Incontro Internazionale delle Donne in Nero svoltosi ad Agosto 2011 a Bogotà.
Paramilitari, guerriglia, narcotrafficanti, militari, polizia sono gli attori di questo guerra che dura da più di 50 anni, in un crescendo che danneggia profondamente la vita delle popolazioni e delle donne in particolare e più che mai delle indigene e afrodiscendenti.
Chiedono il nostro appoggio e la nostra solidarietà/sorellanza per poter pensare e progettare una Colombia senza la violenza del conflitto armato, dove si rispettino i diritti di libertà, autonomia e integrità del corpo delle donne.
SIAMO QUI IN PIAZZA PER DENUNCIARE LA VIOLENZA CUI SONO SOTTOPOSTE LE DONNE IN ITALIA E NEL MONDO E PER SOLIDARIZZARE CON LE DONNE DELLA RUTA PACIFICA DE LAS MUJERES DI PUERTO BUENAVENTURA SUL PACIFICO.
CON LORO CI COLLEGHEREMO DIRETTAMENTE
DALLA NOSTRA PIAZZA ALLA LORO PIAZZA CENTRALE
19 novembre 2011
Intervista a Teresa Aristizabal della Ruta Pacifica
Caricato da NADiRinforma in data 17/nov/2011
Patricia Tough di Donne in Nero Bologna intervista Teresa de Jesus Aristizabal Sanches della RUTA PACIFICA, associazione di donne nata nel 1996 in Colombia. Ad essa aderiscono oltre 300 organizzazioni e gruppi di donne impegnate a contrastare il conflitto armato e a promuovere un'etica della nonviolenza per costruire la giustizia sociale in Colombia.
In occasione di un incontro tenutosi presso la Casa della Pace "La filanda" di Casalecchio di Reno (BO), è stata realizzata questa intervista dove si parla di partecipazione, diritti delle donne, contrasto alla violenza.
http://www.rutapacifica.org.co/
20 ottobre 2011
24 ottobre: L' esperienza della RUTA PACIFICA DE LAS MUJERES DE COLOMBIA
Siete tutte/i invitati a Partecipare
22 settembre 2011
RESOCONTO XV INCONTRO DELLA RETE INTERNAZIONALE DELLE DONNE IN NERO CONTRO LA GUERRA.

1
Come avete letto a luglio l’incontro internazionale delle Donne in Nero del 2011 si è svolto a Bogotà, Colombia.
Cuerpos y Territorios sin guerras ni violencia, era il titolo.
In effetti tutto l’evento si è svolto attorno a questo titolo e ai suoi soggetti, come i corpi sono segnati, colpiti, feriti, uccisi a causa della guerra e della violenza che ne consegue, una violenza che però fa anche parte della cultura patriarcale che caratterizza questo paese che ci ha ospitate e tutti paesi del mondo nei modi più svariati, più o meno violenti.
Al centro c’è stata la situazione della Colombia, attraversata da un conflitto armato pluridecennale che abbiamo visto in tutte le sue caratteristiche e intrecci con gli interessi delle multinazionali, con la corruzione dei governi e in genere delle classi dirigenti, con una distribuzione della ricchezza profondamente ingiusta in un paese che per le sue risorse potrebbe essere il più ricco del mondo e far vivere la popolazione senza miseria né violenza, con un cinismo e pervicace difesa dei propri privilegi da parte delle classi più ricche in un paese in cui il sistema neoliberista non fa altro che impoverire una percentuale sempre più alta della popolazione con soluzioni economiche che sempre di più diventano modello per tutto l’occidente.
C’erano tante donne, più di 300 da molti paesi, dall’Africa, l’Asia, l’Europa, il Nord America e l’America latina e da diverse regioni della Colombia, abbiamo percorso un lungo cammino di scambi, incontri e relazioni che ci hanno portato a realizzare quello che era stato già un auspicio a Valencia nel 2008, si è aperta una strada che non avevamo mai percorso finora e che ci ha portato fuori dall’Europa per raggiungere l’America Latina, negli incontri precedenti eravamo andate al massimo in Israele e Palestina, dopo molti anni di ex-Yugoslavia durante la guerra e poi in Italia, e Spagna. Un unico grande cruccio, non aver potuto far partecipare all’incontro una donna Afgana, malgrado i nostri sforzi, perché non esiste rappresentanza diplomatica colombiana in Afghanistan e tutte le altre vie tentate si sono rivelate impercorribili.
Per tutto l’incontro ci hanno accompagnato gli atti simbolici delle Mima-Hadas, fate/mime che hanno usato la gestualità, la performance, la danza, il silenzio e leggère come i loro vestiti fatati, hanno dato imput, alleggerito silenzi e momenti dolorosi, introdotto sessioni.
Il quadro della militarizzazione dei territori e della vita, il conflitto armato vissuto direttamente con le sue tragiche ricadute sulla vita delle donne in Colombia ci hanno accompagnato nelle plenarie nei workshop ma hanno assunto un tratto internazionale con l’intervento di donne da India, Serbia, Bosnia, Palestina, Israele, Congo che hanno rafforzato l’analisi sulla violenza sulle donne e il suo esacerbarsi con la guerra e sottolineato l’importante ruolo delle donne per una lotta per la fine della guerra e per la pace basata sulla non violenza. Da vittime a soggetti attivi, creativi e indispensabili perché la guerra esca finalmente dalla storia, una storia piena di “eroi” e “grandi strateghi della morte” di cui facciamo e faremo volentieri a meno.
Importante l’incontro con Piedad Cordoba, senatrice colombiana che porta avanti con tenacia e grande coraggio l’obiettivo dell’uscita dal conflitto armato attraverso la negoziazione politica, obiettivo condiviso e assunto già da molti anni dalle donne della Ruta Pacifica de Mujeres/Donne in Nero di Colombia.
Piedad Cordoba ha condotto anche negoziati trasparenti e chiari sia nelle modalità che negli obiettivi con l’unico scopo di liberare persone rapite dalla guerriglia e che si trovano nelle loro mani anche da 13 anni come è il caso di alcuni militari, è riuscita nel suo intento ma l’accusa di contiguità con la guerriglia che l’ha poi perseguitata ha permesso a una classe politica miope e corrotta di espellerla dal senato con un atto illegale, esponendola a minacce e pericoli da più parti. Si tratta di una straordinaria figura di afrodescendiente orgogliosa delle sue origini e dotata di grande determinazione.
Abbiamo incontrato le attiviste colombiane che oltre all’attivismo contro il conflitto armato, lavorano su vari piani nelle varie regioni, contro la violenza sulle donne, per la protezione delle bambine e delle donne dagli attori armati che usano i loro corpi come bottino di guerra, per il loro empowerment anche in campo economico, per la difesa della terra, delle sementi autoctone, delle biodiversità, per la sovranità alimentare, contro sistemi di apparente lotta alla droga come le fumigazioni che distruggono nei territori la possibilità di colture alternative, avvelenano l’acqua, fanno ammalare le persone, contro il desplazamiento che colpisce molto le donne cacciate dalla violenza dei paramilitari che uccidono membri della famiglia o bruciano le case e i raccolti o dalle incursioni dei guerriglieri e i conseguenti conflitti a fuoco con l’esercito o altri attori armati.
Il tema della memoria/giustizia, verità e riparazione ha attraversato l’incontro con testimonianze e rituali di protezione e sorellanza che aiutano a vivere in un attivismo della memoria che addolcisce il dolore e ne fa un tema di lotta costante..
Abbiamo concluso con un rituale di scambio di doni e testimonianze di affetto e riconoscenza alle internazionali da parte delle donne colombiane delle varie regioni, per essere andate in Colombia rispondendo al loro appello.
L’ultimo giorno è stato caratterizzato da un sit-in/manifestazione nel centro di Bogotà, ci siamo andate truccate come l’immagine della donna che ha dato il proprio volto all’incontro, facce bianche con occhi contornati di viola e nero, femministe/donne in nero contro la guerra con un rituale di protezione delle donne di tutti i paesi, momento che resterà nel nostro cuore di attiviste per sempre.
Abbiamo deciso che il prossimo incontro internazionale delle Donne in Nero sarà in Uruguay.
Abbiamo redatto una dichiarazione finale che tocca le sfide che sono di fronte alla nostra rete nel mondo e le azioni che intendiamo portare avanti insieme.
XV ENCUENTRO DELLA RETE INTERNAZIONALE DELLE DONNE IN NERO CONTRO LA GUERRA.
Bogotá (Colombia) 15-20 agosto 2011
Abbiamo percorso un lungo cammino per arrivare fino a qui. Siamo venute più di 300 donne di molti paesi, dall’Africa, l’Asia, l’Europa, il Nord America e l’America latina e da diverse regioni della Colombia, per riaffermare che noi DONNE in NERO del mondo non rinunceremo alla nostra aspirazione a vivere in un mondo libero da guerre, paura e violenza. Le frontiere non impediscono le nostre relazioni, non c’è oceano che possa sommergere la nostra indignazione o cancellare le nostre speranze.
Non rinunciamo a smascherare i crimini commessi contro noi donne e contro le bambine, in tempo di guerra e in tempo di pace, negli spazi pubblici e privati. Non rinunceremo a denunciare l’uso dei nostri corpi come bottino dei militari.
Viviamo in una realtà mondiale, dominata dal militarismo e dall’apologia della guerra. Noi donne stiamo subendo sempre più diverse forme di violenza: in vari paesi del mondo eserciti regolari o irregolari utilizzano lo stupro come strumento di punizione contro comunità ritenute vicine al nemico; anche la resa in schiavitù di donne a fini sessuali è una realtà grave e ad essa si unisce la complicità degli organismi di sicurezza nel traffico di donne e bambine. Per di più stiamo assistendo alla privatizzazione della sicurezza.
Nella logica militarista si ritrovano insieme l’industria militare, le multinazionali e i grandi mezzi di comunicazione; questi ultimi si assumono il compito di giustificare la guerra, abituare la popolazione alle armi e ai loro effetti e a fare propaganda per i regimi e i leader che difendono i loro interessi. Fanno pure passare una visione della vita in cui conta il denaro facile e dominano il maschilismo, l’ostentazione e il disprezzo per la vita umana.
Il militarismo, a diffusione globale, sta penetrando le mentalità e tutti gli spazi di libertà, intimità e privacy. La militarizzazione della vita quotidiana è il fenomeno più pericoloso per la sopravvivenza della specie umana. La natura è già minacciata dall’azione predatrice delle multinazionali, la cui impunità è garantita dalla complicità con militari e regimi corrotti.
Ovunque si rafforzano le mafie, il narcotraffico e altre forme di delinquenza, che rappresentano poteri occulti. Molti militari, legali e illegali, sono in relazione con le grandi mafie del narcotraffico. In tutto il mondo cresce il consumo di droga. Inoltre stanno legittimandosi nuove forme di violenza come fame e malnutrizione.
Denunciamo il coinvolgimento del settore finanziario e delle transnazionali nelle guerre. Denunciamo la crescente vulnerabilità delle donne che difendono i diritti umani in tutto il mondo, specialmente nel sud.
Le DONNE in NERO ritengono i fondamentalismi religiosi, i militarismi e i nazionalismi fenomeni collegati che si comportano in modo simile verso le donne.
Noi donne vogliamo de-costruire la sicurezza militarizzata, e stiamo costruendo proposte per proteggere le donne in situazioni di pericolo. Le nostre analisi indicano che gli Stati per le loro caratteristiche possono contribuire all’aumento dell’insicurezza piuttosto che ridurla. Per le DONNE in NERO, quindi, le questioni relative alla sicurezza devono essere incentrate sulle persone e non sugli interessi degli Stati.
In questo contesto mondiale, noi DONNE in NERO stiamo opponendo resistenza al patriarcato, la cui massima espressione è il militarismo. Ci impegniamo a ribellarci permanentemente ai militarismi globali e a disobbedire ai totalitarismi, gli autoritarismi, le dittature e i nazionalismi. Siamo unite nel ripudio della guerra e della militarizzazione globale che colpisce specialmente le donne e tutte le persone escluse. Diamo tutto il nostro sostegno a soluzioni politiche e negoziate ai conflitti armati e alle guerre.
Desideriamo una società senza militarismi, che garantisca la vita e il pieno sviluppo delle donne, in libertà. E’ innegabile che le guerre ed i conflitti acuiscono le violenze, l’omofobia e la discriminazione contro di noi. Da qui deriva l’imperativo etico di essere contro la guerra e organizzarci e mobilitarci come DONNE in NERO contro la Guerra.
Noi DONNE in NERO esigiamo che non restino impuniti i crimini contro le donne. Ci pronunciamo contro la guerra e la barbarie, ci mobilitiamo affinché la paura e l’impotenza non ci paralizzino.
Riaffermiamo la resistenza civile e la nonviolenza come nostri strumenti e diamo valore ad altre forme per esprimere questa resistenza come le reti sociali, il boicottaggio, la letteratura, l’uso della contra-informazione, l’aver cura di noi stesse.
Ovunque noi DONNE in NERO siamo unite nel dolore che proviamo. Ovunque diamo impulso a principi etici e di solidarietà femminista. Ovunque ci unisce la capacità di reagire: invece di disperarci, stimoliamo l’azione creativa, la disobbedienza, l’empatia, la solidarietà, la resistenza e la ribellione. Tessiamo voci e silenzi, accompagnamento e solidarietà, con altre diverse donne. Cerchiamo una nuova comprensione a partire dalla compassione, dall’attenzione alla sofferenza.
Vogliamo che ci siano sempre più DONNE in NERO impegnate nella nostra resistenza pacifica. Vogliamo sfidare i poteri con la verità. Vogliamo trovare parole per parlare alla coscienza del mondo. Vogliamo decolonizzare le nostre menti e la nostra immaginazione al di fuori del modello patriarcale.
Continueremo vestite di nero per tutte le vittime conosciute e anonime di tutti i conflitti, per manifestare creativamente la nostra indignazione, per sanare le nostre ferite fisiche e psichiche e per gridare: Vogliamo un mondo senza guerre, paura e violenzA.
DONNE in NERO (e non solo) di BELGIO, BOSNIA-ERZEGOVINA, ECUADOR, GRAN BRETAGNA, HONDURAS, INDIA, ISRAELE, ITALIA, MESSICO, PALESTINA, PERÚ, REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO, SERBIA, SPAGNA, STATI UNITI, TUNISIA, URUGUAY E COLOMBIA.
4 aprile 2011
PRANZO DI FINANZIAMENTO PER IL XV INCONTRO INTERNAZIONALE DELLE DONNE IN NERO A BOGOTA’, COLOMBIA

DONNE IN NERO A CASABIANCA
Domenica 17 aprile 2011 ore 13
c/o Casabianca
via Pepoli,12
Zola Predosa
Menu:
PRIMI - Orecchiette alla siciliana
Lasagna vegetariana
SECONDI – Carne alla griglia
Torta salata per vegetariane/i
CONTORNO alla calabrese (fave, piselli, carciofi)
Insalata mista (con erbe selvatiche locali)
Insalata di patate con cipollina e tarassaco
Macedonia e torte a sorpresa Costo del pranzo 20€ a persona
Al termine del pranzo ci sarà una lotteria con in palio un’opera di Milo Artuso dal titolo “Le montagne e i cieli di Colombia” realizzata per questa occasione.
Con il ricavato del pranzo vogliamo contribuire alle spese di viaggio di donne che vivono in paesi “difficili” (Palestina, Afghanistan, Balcani, Kurdistan, Saharawi, Africa) perché possano partecipare all’Incontro
Il gruppo Donne in Nero di Bologna è attivo dal 1989, quindi quest’anno compie 22 anni di attività e impegno contro la guerra, il militarismo, la militarizzazione del territorio, il fondamentalismo, il sessismo e ogni tipo di violenza, in relazione con le donne dei luoghi di conflitto e non solo…
Ringraziamo tutte e tutti coloro che vorranno partecipare!
25 febbraio 2009
Documento della comunità di pace di San José de Apartadò (Colombia).
Il 21 di febbraio si sono compiuti quattro anni dall’orrendo massacro realizzato dall’esercito congiuntamente ai paramilitari; in quella occasione sono stati assassinati Luis Eduardo, suo figlio Deiner, la sua compagna Bellanira, Alfonso, la sua compagna Sandra i loro figli Natalia e Santiago così come Alejandro.
Si è trattato di uno dei peggiori massacri perpetrati nella storia del nostro paese; in quella occasione hanno agito insieme la crudeltà totale, gli istinti di morte e di sterminio coniugati alla più completa sfacciataggine alla ricerca del raggiungimento di un solo obiettivo: distruggere la comunità.
Malgrado le bugie, le azioni portate avanti per distruggerci, la costruzione di montature, l’assassinio di civili, le deportazioni, il furto di terre e le innumerevoli violazioni dei diritti umani, la memoria dei nostri amici ed amiche continua ad essere più ferma che mai e ci ha permesso fino ad oggi di conservare la nostra dignità
Loro ci hanno illuminato e dato forza; nei momenti più difficili ci sono vicini mentre costruiamo un cammino alternativo, sono più vivi che mai, il massacro dei loro corpi ha costituito unità e vitalità per la nostra comunità di fronte alla barbarie alla quale ci hanno sottoposto ogni giorno.
Abbiamo costruito e camminato generando a ogni passo l’edificazione di quello che significa dignità, questa luce, che molti ci aiutano a mantenere, è costituita dalla comunità che si unisce a molte luci che nel nostro paese optano per questi cammini alternativi e differenti come quelli della resistenza civile a partire da azioni comunitarie e solidali.
Sono stati quattro anni molto duri durante i quali ci è mancata la loro presenza e quella di coloro che sono stati assassinati in questi dodici anni però abbiamo imparato a costruire amore a partire dal dolore, speranza dalla disperazione e a rendere possibile quello che agli occhi del potere appare impossibile: siamo un’alternativa frutto dei nostri martiri assassinati che hanno creduto in un processo e fanno strada nel nostro cammino quotidiano.
Grazie tante per tutta questa solidarietà dimostrata nei confronti della comunità in questi quattro anni, soprattutto nei momenti in cui si è accentuata la volontà di distruggerci da parte dello stato, tutte le voci che sentono e vivono un mondo diverso hanno permesso che oggi noi siamo qua a commemorare questi quattro anni, non solo nella comunità ma anche in molti luoghi del mondo.
Vogliamo approfittare dell’occasione per condividere con voi l’ultimo diritto di petizione interposto da padre Javier in cui si raccolgono le barbarie commesse contro la nostra comunità negli ultimi mesi.
11 dicembre 2008
Foto e video del 25 Novembre e dintorni : le Donne in Nero di Bologna e la mostra delle donne colombiane "La memoria al Viento"
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