15 marzo 2012

ANNULLATO CONVEGNO SIGNORE DELLA GUERRA IN CAMPIDOGLIO

Grazie alla mobilitazione del CISDA e di tutti coloro che sono intervenuti per annullare il vergognoso convegno!

Comunicato ANSA

AFGHANISTAN: ANNULLATO CONVEGNO SIGNORE DELLA GUERRA IN CAMPIDOGLIO (ANSA) – Roma 14 mar

Il convegno della discordia che avrebbe dovuto tenersi in Campidoglio e che prevedeva come ospite quello che è definito come il “signore della guerra” Mohammed Mohaqiq, sarà annullato.

A comunicarlo è oggi, dopo le accese polemiche di ieri, il consigliere delegato per il continente Asia Romulo Sabio Salvador che lo aveva indetto. Il titolo del convegno, 'L'Afghanistan nel 1391 - Quale futuro dopo il ritiro della Nato nel 2014', avrebbe dovuto svolgersi venerdì 16 marzo presso la Sala del Carroccio.

Ma ieri due senatori del Pd, Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, avevano tuonato contro la presenza di Mohaqiq, leader del movimento fondamentalista di Hezb-e-Wahdat che, secondo molte associazioni impegnate per i diritti umani, si è macchiato di veri e propri crimini contro l’umanità e che recentemente ha proposto una legge che autorizza lo stupro nel matrimonio.

Il Campidoglio aveva precisato che il sindaco Gianni Alemanno «invitato a partecipare, non ha mai avuto in agenda tale appuntamento».

Il consigliere del Pdl Domenico Naccari aveva poi ricordato che Mohaqiq «ha fatto richiesta, che verrà presumibilmente accolta, di incontrare i membri della Commissione esteri della Camera. Ne sa qualcosa, evidentemente, Jean Leonard Touadi, se non erro esponente del Pd e collega di partito di Della Seta e Ferrante, invitato al pari del sindaco al convegno e al pari del sindaco previsto fra i partecipanti».


13 marzo 2012

Protestiamo contro l'arrivo in Italia del criminale afghano Mohaqiq!!!

Comunicato del CISDA, Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane onlus, 12/03/2012

I prossimi 16 e 17 marzo sono annunciate a Roma due vergognose iniziative che vedono protagonista il tristemente noto signore della guerra e criminale afgano Mohammed Mohaqiq, leader del movimento fondamentalista di Hezb-e-Wahdat.

Il 16 marzo questo criminale di guerra sarà addirittura il principale oratore ad un convegno organizzato al Campidoglio, alla presenza del sindaco Alemanno, di Gilberto Casciani (Presidente Commissione Affari Internazionali), di Nino Sergi (Intersos), di Emanuele Giordana e Lisa Clark (rete Afgana), dell’on.le Gianni Vernetti (Commissione Affari Esteri e Assemblea Parlamentare NATO, dell’ on.le Jean Léonard Touadì (Commissione Affari Esteri e Assemblea Parlamentare NATO).

È vergognoso e lascia senza parole il fatto che la Rete Afgana avalli la presenza e l’autorevolezza di un criminale di guerra di questo calibro: con pensiamo di voler parlare di pace in Afghanistan?

Inoltre, il 17 marzo a Roma, in via San Gallicano con il pretesto dei festeggiamenti per il capodanno afghano, Mohaqiq parteciperà alla commemorazione annuale della morte di Mazari, sanguinario signore della guerra riconosciuto responsabile di eccidi efferati ai danni della popolazione civile afghana negli anni 1992-1996.

Secondo la circostanziata ricostruzione di Human Rights Watch nel report Blood Stained Hands (http://www.hrw.org/sites/default/files/reports/afghanistan0605.pdf) Mohammed Mohaqiq fu uno dei più sanguinari comandanti delle milizie di Hezb-e-Wahdat durante la guerra civile tra il 1992 e il 1996, insieme a Abdul Ali Mazari e Muhammad Karim Khalili. Dopo la caduta dei Talebani nel 2001, Mohaqiq fu nominato vice presidente del governo ad interim e ministro per la Pianificazione Urbanistica. Durante la Loya Jirga del 2002, il suo partito fu tra i più violenti nell'usare minacce e intimidazioni contro gli altri delegati, contribuendo a vanificare quel processo che molti speravano potesse finalmente togliere potere ai signori della guerra e mettere il destino dell'Afghanistan nelle mani della società civile. Invece, furono ancora i signori della guerra a essere confermati al potere e rafforzati.

Nel 2002, erano ancora agli ordini di Mohaqiq le milizie di Hezb-e-Wahdat che saccheggiarono e depredarono la provincia di Balkh e i dintorni di Mazar-e Sharif, attaccando deliberatamente la popolazione civile delle campagne e facendone oggetto di ripetuti pestaggi, assassinii e stupri.

Nel 2007, Mohaqiq fu uno dei principali artefici della famigerata legge sull'amnistia, subito condannata dall'ONU, varata dal governo Karzai in difesa dei signori della guerra che si erano macchiati di crimini contro l'umanità durante la guerra civile 1992-1996.

Inoltre è fra i fautori di una retriva legge contro le donne, che autorizza legalmente lo stupro e la violenza all'interno del matrimonio.

Tuttora, gli uomini di Mohaqiq sono noti e temuti soprattutto per i rapimenti di ragazze, spesso studentesse aggredite mentre si recano a scuola, che vengono stuprate e poi rese alle loro famiglie dietro il pagamento di un riscatto.

Il CISDA, Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane, si unisce a tutte le forze e i movimenti che lavorano per la giustizia e i diritti umani in Italia, in Afghanistan e nel mondo per condannare fermamente la sua presenza in Italia e ogni tipo di accoglienza istituzionale a Roma del criminale contro l'umanità Mohammed Mohaqiq.

11 marzo 2012

Attacco armato all'ufficio di Malalai Joya


Dalla pagina Facebook di Malalai di sabato 10 marzo

Malalai Joya's office in Farah has been attacked by some gunmen last night. In the gun battle, two of her guards are injured. Joya herself was in Kabul so fortunately she is safe.


Oggi Malalai ha tenuto una conferenza stampa a Kabul. Ha promesso che tali attacchi terroristici non fermeranno la sua lotta per la giustizia e la democrazia contro i fondamentalisti e i loro "maestri" stranieri.

08 marzo 2012

BOLOGNA : 8 MARZO in Piazza Maggiore per Rossella Urru




Anche noi Donne in Nero in piazza Maggiore oggi 8 marzo dalle 16.30 alle 17.30:

in particolare PER ROSSELLA URRU LIBERA

07 marzo 2012

Ecco come si festeggia l'8 marzo in Afghanistan: Karzai appoggia un "codice di comportamento" delle donne

Hamid Karzai appoggia un “codice di comportamento” che limita i diritti delle donne

Il presidente afghano approva il “codice di comportamento” che le attiviste hanno definito un enorme passo indietro sul tema dei diritti femminili

Il presidente afghano ha appoggiato il “codice di comportamento” emanato dall’influente consiglio di religiosi che le attiviste hanno definito un enorme passo indietro sul tema dei diritti femminili nel paese.

Le dichiarazioni del presidente Hamid Karzai a favore del documento rilasciato dal consiglio degli Ulema, che consente ai mariti, in certi casi, di picchiare le mogli e incoraggia la segregazione di genere sono viste come una mano tesa ai taleban.

Gli USA e Karzai sperano di portare i taleban a negoziati che portino alla conclusione del decennale conflitto nel paese. Ma le attiviste sono preoccupate che le conquiste fatte dalle donne dopo il 2001 vengano così cancellate. Durante il regime dei taleban che precedette l’invasione americana del 2001, alle ragazze era vietato frequentare le scuole e le donne dovevano indossare il burqa, che le copriva dalla testa ai piedi. Le donne non erano autorizzate a uscire di casa senza essere accompagnate da un maschio della famiglia.

Il “codice di comportamento” pubblicato venerdì dal consiglio degli Ulema e inserito nel quadro di una più estesa dichiarazione riguardo a questioni politiche nazionali, comprende una serie di linee guida che le donne religiose dovrebbero osservare volontariamente, ma le attiviste sono preoccupate che questo passo preannunci un grosso passo indietro rispetto all’orientamento che dal 2001 a oggi ha consentito l’emanazione di leggi tendenti a estendere i diritti femminili.

Le norme del “codice di comportamento” sanciscono che le donne non sono autorizzate a viaggiare senza essere accompagnate da un uomo e non possono parlare con sconosciuti in luoghi quali le scuole, mercati e uffici. Picchiare la propria moglie è vietato solo “nel caso questo gesto non sia compiuto in conformità con la sharia”.

A una precisa domanda sul “codice di comportamento” posta a Karzai durante una conferenza stampa, il presidente ha risposto che è in linea con la legge islamica e che è stato stilato in seguito a consultazioni con gruppi di donne afghane, senza però specificare quali. “Il consiglio dei religiosi afghani non ha posto alcuna limitazione alle donne. È la legge della sharia di tutti i musulmani e di tutti gli afghani” ha aggiunto Karzai.

L’appoggio pubblico alle linee guida fornite dal consiglio dei religiosi potrebbe essere interpretato nell’ottica di rendere il suo governo più accettabile per i taleban, o anche soltanto per cercare di avere dalla propria parte del consiglio degli Ulema in quanto importante intermediario nelle trattative con gli insorgenti.

Ma le attiviste hanno dichiarato che questo appoggio significa che le leggi in vigore o quelle pianificate a protezione dei diritti delle donne potrebbero essere sacrificate sull’altare dei negoziati di pace. “Viene così inviato un messaggio estremamente preoccupante; le donne ora si aspettano di essere svendute ai negoziati di pace” ha dichiarato Heather Barr, una ricercatrice di Human Rights Watch, l’organizzazione per i diritti umani basata a New York.

Shukria Barikzai, una parlamentare eletta a Kabul da sempre attiva sulle questioni di genere, ha affermato di essere preoccupata che Karzai e il consiglio di religiosi arrivino a ignorare le stesse leggi afghane. “Riguardo ai diritti civili in Afghanistan, Karzai dovrebbe osservare la Costituzione”, ha dichiarato Barikzai. La Costituzione afghana sancisce la parità tra uomo e donna.

“Anche il fare eccezione per alcuni casi di violenza sembra contraddire la legge afghana che proibisce gli abusi in famiglia. In aggiunta, le linee guida del consiglio degli Ulema promuovono norme che limitano i diritti delle donne in materia di divorzio; un’inversione di tendenza da parte di Karzai, che aveva promesso di voler riformare la legge sullo stato di famiglia per rendere i divorzi più equi” ha dichiarato Heather Barr. “Quanto ha affermato rappresenta un cambiamento significativo rispetto ai suoi intendimenti sui diritti femminili”, ha aggiunto.

Fatana Ishaq Gailani, un’attivista per i diritti femminili e fondatrice dell’Afghanistan Women's Council, ha detto che i diritti delle donne sono stati usati come merce di scambio in un gioco politico. “Vogliamo un islam giusto, non un islam politico” ha dichiarato, aggiungendo di sostenere le trattative con i taleban ma che le donne afghane non dovrebbero essere sacrificate per raggiungere lo scopo.

Hadi Marifat, dell’Afghanistan Human Rights and Democracy Organisation, che ha svolto una ricerca su 5.000 donne per stilare un rapporto sulla condizione femminile nel paese, ha affermato che queste dichiarazioni mostrano come Karzai stia spostando il suo orizzonte verso le più strette interpretazioni della sharia: “Nell’Afghanistan post taleban i principi guida del presidente Karzai riguardo ai diritti delle donne sono stati da un lato ispirati al tentativo di attrarre fondi dalla comunità internazionale e dall’altro alla necessità di avere sostegno da parte del consiglio degli Ulema e di altri conservatori. Ciò che preoccupa è che ora la bilancia pende più verso elementi conservatori, cosa che appare evidente dalle sue dichiarazioni”.

24 novembre 2011

Messaggio della Presidente della Provincia di Bologna e di alcune Consigliere in occasione del 25 novembre



Cliccando sul titolo un messaggio della Presidente della Provincia di Bologna Beatrice Draghetti e di alcune Consigliere in occasione del 25 novembre in solidarietà alle donne colombiane.

Dal sito della Provincia di Bologna

" In occasione del 25 novembre la presidente Beatrice Draghetti, gli assessori Gabriella Montera (Pari opportunità) e Maria Bernardetta Chiusoli (Bilancio) e le undici donne elette nel Consiglio della Provincia di Bologna hanno scritto una lettera indirizzata all'Ambasciatore di Colombia in Italia Juan Manuel Prieto, per esprimere preoccupazione per la situazione delle donne che vivono a Buenaventura nella regione Valle del Cauca.

Le donne della Provincia di Bologna chiedono all'ambasciatore di far pervenire con urgenza alle autorità colombiane le seguenti richieste:

- l'adozione di adeguate misure di protezione per la sicurezza delle donne minacciate e che i difensori dei diritti umani possano portare avanti le loro attività senza restrizioni e senza timori di rappresaglie;
- l'applicazione di tutte le leggi nazionali e le convenzioni internazionali relative al riconoscimento dei diritti delle donne;
- che i crimini commessi contro le donne in quanto donne siano riconosciuti come femminicidio e che questo sia assunto nella legge colombiana.

Nella lettera si sottolinea inoltre che nella città di Buenaventura la presenza di paramilitari, guerriglieri, narcotrafficanti, esercito e polizia ha effetti pesantissimi sulla vita della popolazione. Infatti il conflitto armato ha provocato 1.520 vittime negli ultimi 3 anni, il 95% delle quali sono "afrodiscendenti" sotto i 28 anni. C'è un numero preoccupante di sparizioni forzate, che non vengono denunciate per paura, donne che vengono uccise in maniera disumana, mutilate, fatte a pezzi, buttate nei campi; maltrattamenti fisici e psicologici, gravidanze forzate di minorenni, prostituzione forzata. Dall'inizio del 2011 già 12 donne sono state assassinate.
Di fronte a questa situazione le organizzazioni delle donne di Buenaventura si sono rivolte alle autorità esigendo che sia fatta giustizia, che i diritti contro le donne non restino impuniti, che le donne possano circolare liberamente senza paura e senza essere minacciate.

La presidente Draghetti, l'assessore Montera e le consigliere Marilena Fabbri e Edgarda Degli Esposti hanno inoltre registrato un video messaggio che è stato inviato in Colombia e verrà trasmesso a Buenaventura in occasione della giornata del 25 novembre.
Il messaggio si può vedere al seguente link:
www.provincia.bologna.it/probo/Multimedia/donneinneroprovincia.mp4

25 novembre GIORNATA INTERNAZIONALE PER L’ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA SULLE DONNE


Piazza Re Enzo ore 17,30

La Ruta Pacifica de las Mujeres è attiva in Colombia dal 1996, vi aderiscono più di 350 organizzazioni e gruppi di donne colombiane, con più di 4000 attiviste.

Lottano per un'uscita negoziata dal conflitto armato che insanguina la Colombia da decenni, per i diritti umani e contro la violenza sulle donne che il conflitto esacerba all’estremo.

Il loro cammino per la pace, parte da un punto di vista femminista, pacifista, antimilitarista, non violento e ha aggregato in poco tempo migliaia di donne. Le abbiamo incontrate all’Incontro Internazionale delle Donne in Nero svoltosi ad Agosto 2011 a Bogotà.

Paramilitari, guerriglia, narcotrafficanti, militari, polizia sono gli attori di questo guerra che dura da più di 50 anni, in un crescendo che danneggia profondamente la vita delle popolazioni e delle donne in particolare e più che mai delle indigene e afrodiscendenti.

Chiedono il nostro appoggio e la nostra solidarietà/sorellanza per poter pensare e progettare una Colombia senza la violenza del conflitto armato, dove si rispettino i diritti di libertà, autonomia e integrità del corpo delle donne.

SIAMO QUI IN PIAZZA PER DENUNCIARE LA VIOLENZA CUI SONO SOTTOPOSTE LE DONNE IN ITALIA E NEL MONDO E PER SOLIDARIZZARE CON LE DONNE DELLA RUTA PACIFICA DE LAS MUJERES DI PUERTO BUENAVENTURA SUL PACIFICO.

CON LORO CI COLLEGHEREMO DIRETTAMENTE

DALLA NOSTRA PIAZZA ALLA LORO PIAZZA CENTRALE